L’AQUILA – Potrebbe essere un abruzzese il ministro dell’Economia del governo Cinque stelle-Lega che in queste ore sembra tornare tra le possibilità all’esame del presidente della Repubblica, dopo l’iniziale fallimento dell’incarico conferito a Giuseppe Conte e mentre sembra ormai sfumato quello affidato a Carlo Cottarelli.

Si tratta di Pierluigi Ciocca, nato a Pescara ma aquilano di origini, che prenderebbe il posto di Paolo Savona, aggirando così il veto posto dal Quirinale sul nome indicato inizialmente dalla Lega.

Economista, classe 1941, Ciocca firma proprio oggi sul Sole 24 Ore l’articolo “Scacco al dopo-crisi in sette mosse”, dove indica alcuni punti considerati strategici per portare il Paese fuori dalle secche.

Ciocca nel 2004, quando era vice direttore generale della Banca d’Italia, fu insignito della medaglia Aprutium, che il Consiglio regionale dell’Abruzzo assegna annualmente ad abruzzesi illustri che con il loro impegno nelle varie discipline onorano, in Italia o nel mondo, la propria terra d’origine.

Insieme a lui, il riconoscimento, consegnato dall’allora presidente dell’assemblea Giuseppe Tagliente, andò a Marcello De Cecco, ordinario di Storia della moneta e della finanza alla Scuola Normale Superiore di Pisa, Gigino Falcone, pittore, Renato Minore, giornalista e critico letterario del Messaggero e docente alla Luiss, Edoardo e Francesco Paolo Valentini, titolari dell’azienda agricola Valentini.

Laureato in giurisprudenza alla Sapienza nel 1965, con una tesi in Scienza delle finanze dal titolo “Politica fiscale e inflazione”, sotto la supervisione del professor Cesare Cosciani, Ciocca ha svolto gli studi post-laurea in economia nel 1966 all’Istituto per gli studi e le ricerche economiche (Isre).

Nel 1967 vince la borsa di studio della Fondazione Einaudi di Torino, di cui erano membri tra gli altri Piero Sraffa, Federico Caffè, Francesco Forte, Siro Lombardini e Franco Venturi. Nel biennio successivo è al Balliol College dell’Università di Oxford, accolto dall’economista ungherese Lord T. Balogh, dove studia sotto la supervisione di John Wright e Robin Matthews e partecipa a seminari tenuti da John Hicks, Roy Harrod, Robert Solow.

Ha trascorso quarant’anni in Banca d’Italia, dall’ingresso nel 1967 fino a diventarne numero due nel 1995.

L’economista, in giornata, ha affermato che “l’ipotesi, apparsa sui media, di una mia propensione o disponibilità a fungere da ministro è, oggi come in passato, destituita di qualsivoglia fondamento”.