L’AQUILA – Ancora tre giorni di zona rossa. Un clamoroso ritorno nel colore con maggiori restrizioni, magari per appena 24 ore prima che la cabina di regia nazionale, che si riunirà domani, confermi gli indicatori arancioni per l’Abruzzo visto il calo di contagi. E poi altri due giorni, fino a domenica, giorno in cui entreranno in funzione le nuove regole.
E’ lo scenario che potrebbe prefigurarsi oggi se il presidente presidente del Tribunale amministrativo regionale, Umberto Realfonzo, dovesse concedere la sospensiva senza camera di consiglio accogliendo il ricorso urgente presentato dalla Presidenza del Consiglio e dal Ministero della Salute per annullare, previa sospensione immediata, l’ordinanza con cui il governatore Marco Marsilio, di Fratelli d’Italia, lunedì scorso, ha fatto uscire l’Abruzzo dalla zona rossa prima che lo stabilisse la Cabina di regia nazionale e senza avallo da Roma.
Ieri, per mezzo dell’avvocato distrettuale dell’Aquila, Diana Cairo, la presidenza del Consiglio dei ministri e il Ministero della Salute hanno depositato il ricorso.
E’ evidente l’intento del governo di ottenere la cancellazione del provvedimento di Marsilio per non lasciare un pericoloso precedente nella “guerra” con le Regioni, spesso non d’accordo con i Dpcm, che va in scena praticamente dall’inizio della pandemia. Anche se la sospensiva del Tar dovesse durare da uno a tre giorni.
La questione ha comunque tenuto banco per tutta la giornata di ieri dopo che il caso Abruzzo da giorni è all’attenzione dei media nazionali. Marsilio, dopo aver ascoltato le dichiarazioni dure del ministro delle Regioni Francesco Boccia (“Impugneremo l’ordinanza”) ieri aveva invocato una sorta di clemenza: “Spero che non vogliano esagerare chiedendo al Tribunale di adottare una sospensiva in questi giorni e con effetto immediato, quando fra 48 ore sarà lo stesso governo nella Cabina di regia a decretare la zona arancione per l’Abruzzo.
Quindi semmai dovesse accadere che il Tar dovesse assumere un provvedimento in questi giorni, davvero si scatenerebbe la confusione perché nel giro di 48-72 ore l’Abruzzo cambierebbe tre volte i colori e questo sarebbe assolutamente ingiustificato”.
Invece ora questo rischio potrebbe farsi concreto. Marsilio aveva deciso di introdurre la zona rossa il 18 novembre scorso a causa della impennata di contagi che da settimane stava colpendo la regione, soprattutto nelle province dell’Aquila e di Teramo. Secondo la diffida del ministro Boccia, l’Abruzzo sarebbe uscito non prima del 9, cioé ieri, secondo il ricorso del Governo, entro domani.
“L’allentamento delle misure di contenimento del contagio – si legge nel ricorso del governo – rischia di provocare danni irreparabili per la popolazione in termini di rischi per la salute collettiva. Le misure ampliative introdotte dalla Regione Abruzzo, anticipando di fatto gli effetti di eventuali, e al momento non ancora adottati, provvedimenti di riclassificazione, rischiano infatti di portare un’improvvisa impennata della curva del contagio e a gravissime e incalcolabili conseguenze per la salute delle persone”.
Il ricorso ha i criteri di estrema urgenza e “inaudita altera parte” “in base al fondamentale principio di precauzione, considerato che gli ordinari tempi di trattazione dell’istanza potrebbero frustrare in maniera particolarmente significativa se non irreversibile gli interessi pubblici, in particolare il fondamentale diritto alla salute dei cittadini”.
Per il governo “solo il 27 novembre la Cabina di regia ha accertato per la prima volta la riduzione dello scenario epidemico (condizione poi confermata nel monitoraggio del 4 dicembre), pertanto il suddetto periodo di 14 giorni era destinato a perfezionarsi non prima dell’11 dicembre”.
L’atto ricostruisce le tappe principali della vicenda: l’ordinanza adottata dal ministro della Salute Roberto Speranza il 20 novembre scorso, con decorrenza dal 22, all’esito della Cabina di regia settimanale. La nuova ordinanza, quella del 5 dicembre, con cui lo stesso ministro ha stabilito che alla regione dovevano essere applicate le misure della zona rossa fino al 20 dicembre, salvo poi reintrodurre l’arancione per il calo di contagi.
“Eccesso di potere per difetto di istruttoria, carenza dei presupposti in fatto illogicità e violazione del principio di leale collaborazione”: sono queste le altre contestazioni che il governo nazionale ha formulato alla Regione Abruzzo nel ricorso al Tar dell’Aquila contro la ordinanza di Marsilio.
Nel documento presento dall’avvocatura di Stato in cui la Presidenza del Consiglio dei ministri e il Ministero della Salute si contesta anche la violazione costituzionale dei poteri dello Stato essendo la competenza della emergenza sanitaria causata dalla pandemia dello Stato centrale. Il ricorso è stato curato dagli avvocati dello Stato Sergio Fiorentino, Gianna Galluzzo e Carla Colelli.
La questione dei tempi caratterizzato da un balletto sarà nodale per dirimere l’intricata matassa, ma l’Abruzzo rischia davvero di tornare in zona rossa, nonostante gli indicatori tornati meno negativi, per poche ore e poi uscirne di nuovo. Aumentando altre tensioni e confusione.






