L’AQUILA – “Da ogni crisi può nascere una nuova opportunità. Ad esempio tanti abruzzesi stanno scoprendo l’Abruzzo. Non ci era mai capitato di ricevere come in questi giorni tante prenotazioni o semplici richieste di informazione da parte di famiglie, in particolare che vivono sulla costa, e che mai avevano fatto una vacanza sulle loro montagne”.
La torre medicea di Santo Stefano di Sessanio, giorno dopo giorno e pietra dopo pietra, viene di nuovo tirata su, dopo che il terremoto del 6 aprile 2009 l’aveva in pochi secondi abbattuta. Assurgendo a simbolo di chi anche sulle alte terre che salgono verso Gran Sasso, non si arrende ad un nuovo e invisibile cataclisma, l’epidemia del coronavirus, che per oltre tre mesi ha qui come altrove azzerato il turismo, su cui ruota anche l’artigianato, la vendita di prodotti d’eccellenza come le lenticchie, e da cui dipendono a loro volta gli stipendi di tante persone.
Tra chi è tornato a rimboccarsi le maniche, ora che è scattata la “fase due”, ci sono anche Chiara Ciaglia e Luigi Calabrese, coppia di quarantenni che tre anni fa, con le sole loro forze hanno deciso di avviare un’originale attività turistica, “Gira e Rigira”, che organizza trekking someggiato, ovvero in compagnia di asini e passo lento, attraverso gli altopiani i cui colori evocano in primavera la tela di un pittore impressionista, alla scoperta delle ‘’locce’’, profonde grotte utilizzate per secoli come stalle e cantine, o del celebrato castello di Rocca Calascio, o dei dedali geometrici di vicoli e scalinate. di Castelvecchio Calvisio, con tanto di lezioni informali e itineranti sui film girati in questi luoghi, dal Nome della Rosa a Ladyhawke.
“Oramai Santo Stefano vive principalmente di turismo – spiega Chiara – e da quando è stato dichiarato il lockdown si è trasformato anch’esso in un deserto. Abbiamo perso il ponte di Pasqua, del 25 aprile e del primo maggio.
Tutte le attività annullate, sia relative alle escursioni, sia all’affitto delle nostre due case vacanza. Per fortuna che avevamo aperto la partita Iva, dopo che avevamo iniziato come associazione, e abbiamo goduto almeno dei bonus statali da 600 euro, ma che in minima parte hanno coperto i mancati incassi e le spese che comunque abbiamo, e dobbiamo continuare a sostenere. Il timore che ci ha tolto il sonno è che si sarebbe seccata una pianta che con tanto sacrificio avevamo fatto crescere, e proprio ora stava dando i suoi primi frutti”.
Nel pomeriggio del 2 giugno, festa della Repubblica, a Santo Stefano il 60 per cento delle attività, botteghe di prodotti tipici e artigianali, locali e ristoranti, sono ancora chiusi, ma la piazza principale è piena di gente, educatamente indossando le mascherine e mantenendo le distanze di sicurezza.
Rivela dunque Chiara: “Già da quando eravamo in casa a contare i giorni per poter tornare in attività, abbiamo ricevuto un gran numero di telefonate. Tutte di abruzzesi, anche di persone che da anni non sentivamo, che chiedevano informazioni per eventuali vacanze da trascorrere qui a Santo Stefano e paesi vicini, oltre che per partecipare ai trekking. Ad esempio ci ha colpito una famiglia della costa che era abituata ad andare in vacanza al mare, o in altre regioni. L’Abruzzo montano invece non l’avevano mai preso in considerazione. Sul Gran Sasso non c’erano mai stati. Appena c’è stata la possibilità di muoversi da una provincia all’altra, sono venuti di persona. Sono rimasti incantati, e hanno deciso che trascorreranno qui le ferie. Non è l’unico caso, altri avventori hanno detto che hanno disdetto le prenotazioni nelle località balneari, perché, hanno spiegato, le misure di sicurezza per fruire delle spiagge sono troppo restrittive, soprattutto se hai bambini, e non favoriscono certo il relax e la spensieratezza”.
Le parole di Chiara sono insomma la conferma empirica di quando sostiene una recente ricerca di Confturismo Confcommercio e Swg, da cui emerge da una parte che è del 48% la quota di italiani che pensa di fare i bagagli, nei mesi tra giugno e agosto, molti di meno rispetto all’anno scorso, quando la quota era al 70%. E soprattutto che i viaggi saranno brevi, anzi brevissimi, massimo tre giorni, e sul territorio prossimo alla residenza. Cresce, questa la vera novità, l’attrattività delle mete montane, il 23% contro il 18% del maggio 2019.
“Probabilmente le località di montagna – spiega Chiara – dopo l’epidemia sono percepite come spazi aperti e più sicuri. C’è bisogno più che mai di mete non di massa, e questo ha accelerato un trend positivo, che comunque era già in crescita, del turismo lento. Lo confermo: gli abruzzesi stanno scoprendo l’Abruzzo. E questo spero possa compensare il calo che sarà importante ed inevitabile degli arrivi dei turisti stranieri”.
L’attività di Chiara e Luigi si presta del resto bene a rispettare le norme anti-contagio. Basta semplicemente distanziare durante il trekking di qualche metro in più gli asini e relativi escursionisti, se non fanno parte dello stesso nucleo familiare, e dotare la guida degli opportuni dispositivi di protezione individuali.
Per quanto poi il borgo mediceo sia un reticolo di stretti vicoli – che comunque questa estate potranno essere percorsi solo a senso unico – , difficilmente favoriscono gli assembramenti che si verificano nelle città, soprattutto nelle serate di movida, o nello struscio serale sul lungo mare nei periodi di punta.
Un ultima domanda a Chiara, che ha fretta perché deve scappare a dare da mangiare ai suoi sette asini, con un ottavo che presto nascerà: “Cosa ti insegnato insomma questa esperienza umana, e anche professionale della pandemia del coronavirus?”.
“Diciamo che la mia generazione precaria è abituata a vivere nell’emergenza e alla giornata. Siamo molto allenati. Per il resto non saprei cosa rispondere. Ancora non riesco a metabolizzare quello che mi ha insegnato il terremoto di undici anni fa”.




