L’AQUILA – L’Italia è come un Paese del terzo mondo, e l’Abruzzo peggiora la media.

Sono disastrosi i dati appena emersi dall’ultimo rapporto annuale dell’Istituto nazionale di statistica (Istat) e che fanno parlare il mondo della grave situazione in cui versa il Belpaese, così ricco di arte e passato ma così povero di prospettive future.

La disoccupazione giovanile dal 1992 non è mai stata così alta come lo scorso novembre, in Italia il tasso ha raggiunto il 37 per cento e le cose non vanno bene nemmeno in materia di istruzione, uguaglianza di genere e immigrazione.

La cosa non è passata inosservata tanto che, secondo il sito del giornale NewsWeek, l’Italia è a tutti gli effetti “un Paese in via di sviluppo del Terzo mondo”.

Inutile arrabbiarsi, i dati parlano chiaro: la disoccupazione giovanile ha raggiunto tassi record con la fascia più disagiata che comprende giovani dai 15 ai 24 anni.

L’Abruzzo non fa di certo eccezione. Anzi, è tra le regioni che più hanno contribuito ad abbassare la media dei giovani occupati già dal 2011, figuriamoci cosa sarà successo nel 2012, per cui mancano ancora le statistiche. All’Aquila, infatti, in tutto l’anno 2011 la disoccupazione giovanile ha superato il 36,5 per cento, a Teramo il 22 per cento, a Pescara il 28 per cento mentre è andata un po’ meglio a Chieti con “solo” il 19 per cento di giovanissimi senza lavoro.

Nonostante il fatto che da allora la situazione non sia migliorata, per la regione italiana colpita nel 2009 dal disastroso terremoto sembra ancora esserci un barlume di speranza.

“L’Abruzzo e i nostri ragazzi purtroppo non fanno eccezione – ha commentato ad AbruzzoWeb il segretario dell’Ugl Abruzzo, Piero Peretti – e stiamo pagando lo stesso problema che esiste a livello nazionale. A differenza delle altre regioni, però, a nostro vantaggio abbiamo nel bilancio della regione Abruzzo ben 650 milioni di fondi Fas da utilizzare, bloccati dal Patto per lo sviluppo. Le risorse per cambiare la situazione ci sarebbero eccome ma la burocrazia fa sì che tardino ad arrivare sul territorio”.

“Il Patto per lo sviluppo – ha spiegato il sindacalista – aveva stabilito 90 milioni di euro per le zone abruzzesi in crisi, venerdì ci sarà un incontro nella sede della regione Pescara dove nell’ordine del giorno è inserito l’atto di attuazione del Pacchetto Presto (pacchetto regionale per il sostegno al tessuto produttivo e all’occupazione che prevede risorse per 142 milioni di euro, ndr) così da capire a che punto siamo. Il 2013 deve essere l’anno della svolta”.

Per il direttore della Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa (Cna), Agostino Del Re, bisogna intervenire subito a cominciare dai giovani, offrendo una migliore istruzione e una vera e propria cultura del lavoro, cosa purtroppo ancora assente.

“Manca un collegamento tra il mondo dello studio e quello del lavoro – ha argomentato Del Re ad AbruzzoWeb – le scuole, dalle medie all’università, dovrebbero innanzitutto indirizzare i giovani e far capire che oggi un’occupazione si può trovare con attività autonome, anche artigianali, senza per forza lavorare per conto di terzi. Successivamente si dovrebbe dare concreto seguito economico e collocazione alle realtà imprenditoriali con aiuti bancari perché il giovane non ha punti di riferimento nel mondo creditizio”.

Per quanto riguarda l’altra categoria svantaggiata, le donne, per il direttore della Cna i risultati del lavoro “in rosa” sono “indiscutibilmente positivi nei più disparati ambiti, dal campo estetico a quello manifatturiero o anche manageriale dove si distinguono per le loro ottime capacità, perciò per superare la situazione critica attuale, insieme ai giovani sono la categoria su cui si dovrebbe puntare di più”.

Tornando allo stivale, infatti, a peggiorare il quadro generale, la condizione delle donne, dato che guadagnano in media il 15 per cento in meno rispetto agli uomini. Al Sud la situazione è anche più grave, addirittura sei donne su dieci sono fuori dal mercato del lavoro.

Come se ciò non fosse abbastanza, non si placa la violenza domestica che vede vittime sempre più donne. Senza addentrarci nel merito, l’Abruzzo è noto per non aver fatto eccezione ma il tragico fenomeno è in costante aumento in tutta Italia con ben 120 donne uccise nel 2012, una ogni tre giorni.

Altri sono i dati significativi: solo il 56 per cento delle famiglie possiede un computer, il 45,3 per cento ha una lavastoviglie, solo il 33,4 ha un impianto di aria condizionata mentre è altissimo il tasso di abbandono scolastico: il 18,8 per cento.

Paradossalmente, inoltre, i giovani laureati hanno meno possibilità di trovare lavoro rispetto ai loro coetanei che hanno lasciato gli studi o che non si sono mai iscritti. Si investe poco o niente sulle nuove forze lavoro e i contratti rappresentano una situazione più unica che rara.

Condizione grave anche per gli immigrati, pagati in media il 40 per cento in meno degli italiani, ma, dato ancor più allarmante, sono ben oltre i 500 mila coloro che vivono illegalmente nel nostro povero bel Paese.

Come uscire da questo quadro disastroso? Investire sui giovani e sulle donne è, senza dubbio, un ottimo punto di partenza.