MILANO – È morto il giorno di Natale nella sua casa di Milano Giorgio Bocca, uno dei maggiori giornalisti e scrittori italiani. Aveva 91 anni.
I funerali si svolgeranno domani, martedì 27, alle 11 nella chiesa di San Vittore nel capoluogo lombardo.
Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha inviato un messaggio alla famiglia di Bocca nel quale ricorda la “figura di spicco del movimento partigiano rimasto sempre coerente con quella sua fondamentale scelta di campo per la libertà e la democrazia”.
Bocca era nato il 28 agosto 1920 a Cuneo, figlio di insegnanti.
Appartenente alla borghesia piemontese, da ragazzo frequenta la facoltà di Giurisprudenza. Per le sue abilità sciistiche si iscrive al Gruppo universitario fascista (Guf).
Le prime collaborazioni giornalistiche sono con il foglio cuneese del Partito nazionale fascista, esprimendo posizioni e idee vicine al partito.
L’amicizia con Benedetto Dalmastro, a sua volta connesso a Duccio Galimberti, lo porta a fondare dopo l’armistizio le formazioni “Giustizia e Libertà” con cui dopo l’8 settembre, Bocca aderisce alla lotta partigiana.
Nel 1945 firma le condanne a morte di cinque prigionieri dell’esercito della Repubblica sociale.
Inizia a scrivere da adolescente, sospende l’attività sotto le armi e la riprende alla fine della lotta partigiana, sul giornale di Giustizia e Libertà.
Arrivano poi le collaborazioni con L’Europeo e Il Giorno, e nell’Italia del boom economico degli anni Sessanta realizza numerose inchieste che raccontano e mettono in luce il momento storico del Paese.
Con Eugenio Scalfari, nel 1976 è tra i fondatori di Repubblica. Bocca lavora anche per la tv, a cavallo tra gli anni ’80 e ’90, realizzando programmi per le emittenti Fininvest di Silvio Berlusconi.



