L’AQUILA – Bisticcio sul corteo degli aquilani a Roma del 7 luglio 2010, intesa contro il progetto C.a.s.e. e contro Massimo Cialente.

Va a corrente alternata il dialogo tra i candidati sindaco Giorgio De Matteis ed Ettore Di Cesare, leader dei progetti politici L’Aquila città aperta e Appello per L’Aquila, nell’ultimo faccia a faccia tra gli aspiranti alla fascia tricolore organizzato da AbruzzoWeb.

I due sono d’accordo sulla priorità di dover riorganizzare la macchina comunale. “Sappiamo già su quali uffici operare, il dipartimento sisma e ricostruzione è allo sbando”, sbotta Gdm. “Ci vuole trasparenza totale e bisogna abbattere il sistema delle clientele”, fa eco l’esponente civico.

Bordate da entrambi i lati anche al piano di ricostruzione approvato dal Consiglio comunale, mentre da De Matteis arriva un’inatteso plauso agli esponenti dei comitati che hanno deciso di lanciarsi nell’agone elettorale come lo stesso Di Cesare.

Comitati che, per quest’ultimo “dall’inizio hanno meglio compreso quello che succedeva all’Aquila. Ho ritrovato un video con me e Guido Bertolaso – ricorda – Oggi tutti contestano il progetto C.a.s.e, prima solo noi. E De Matteis”, aggiunge dopo che il vice presidente del Consiglio regionale fa una smorfia.

Lo scontro arriva sul corteo romano con 5 mila aquilani. “De Matteis – affonda Di Cesare – disse che le manifestazioni non servivano ma fummo aggrediti, mi aspettavo una difesa e non una presa di distanza”.

La replica arriva  puntuale, “sono sempre stato contro le strumentalizzazioni nei confronti dei cittadini, anche in quella circostanza. La protesta legittima – rimbecca Gdm – è un altro discorso, soprattutto Cialente ne ha fatto cavallo di battaglia della strumentalizzazione”.

Il refrain contro Cialente arriva nell’appello finale. “Non dico alle persone non votate Di Cesare, dico non votate Cialente – sostiene De Matteis – nel mio Consiglio comunale la responsabilità di una maggioranza andrà equamente divisa anche con l’opposizione”.

“A De Matteis faccio gli auguri per le elezioni – chiude cavallerescamente il leader di Appello per L’Aquila – ma bisogna votare un’alternativa completamente fuori dai partiti”.