L’AQUILA – Sono quasi mille i giocatori d’azzardo aquilani che nel 2017 hanno chiesto aiuto nelle strutture cittadine, in particolare 920 sono transitati nel Centro di salute mentale (Csm), si tratta di pazienti che hanno come diagnosi principale quella psichiatrica, ma nei quali è stata riscontratta anche la ludopatia e 46 sono stati in cura presso i Servizi per le dipendenze patologiche (Serd) del capoluogo abruzzese.

I più colpiti sono gli uomini, mentre la fascia di età più a rischio è quella tra i 30 e i 34 anni.

Sono dati allarmanti quelli diffusi sabato scorso al palazzetto dei Nobili, in occasione del convegno “Non giocarti la vita. No alla ludopatia”, organizzato da Fabrizio Pieri dell’associazione L’Aquila che vorrei, con la collaborazione di Prima L’Aquila e la partecipazione di Fratelli d’Italia.

“Quella degli uomini è la categoria più colpita – ha spiegato Daniela Spaziani, dirigente medico-psichiatra responsabile del Serd dell’Aquila – mentre la fascia di età più a rischio è quella compresa tra i 30 e i 34 anni. Questo preoccupa molto, perché negli anni passati l’età era molto più alta, dunque sono sempre più i giovani ad essere colpiti da questa patologia”.

Sull’attività svolta dal Servizio per le Tossicodipendenze (Sert) del capoluogo, “gli utenti a carico l’anno scorso sono stati in totale 700: 46 per problemi legati al gioco d’azzardo, 251 per patologie legate all’alcool e 403 per problemi di droga”, conclude la Spaziani.

Alessandro Rossi, direttore del dipartimento di salute mentale e di psichiatria universitaria alla Asl 1, ha sottolineato che “solo nei primi 9 mesi del 2017, al Csm aquilano sono transitati 920 utenti a causa di problemi psichiatrici, ma nei quali è stata riscontratta anche la ludopatia, più della metà con gravi disturbi mentali, un aumento del 10 per cento rispetto allo stesso periodo del 2016”.

Dati in linea con il trend italiano, che vede “il 54 per cento della popolazione attiva nel gioco d’azzardo, tra il 2 e il 5 per cento in modo patologico”. “Le ludopatie tra questi pazienti  ammontano al 2-3 per cento. Tra i casi ricoverati in ospedale presso il servizio di Psichiatria, ovvero quelli più gravi, la percentuale può raggiungere il 4-5 per cento”, ha precisato Rossi.

“Il fenomeno del gioco d’azzardo è stato inquadrato nella categoria delle dipendenze comportamentali soltanto di recente, nel maggio del 2013 – ha spiegato Pieri – per questo credo che sia un tema che bisogna portare all’attenzione della cittadinanza, ma anche delle istituzioni, perché ci troviamo in una situazione preoccupante all’Aquila sia per i numeri dei video poker installati nelle varie attività, sia per le somme spese dai cittadini per gratta e vinci, bingo e scommesse”.

Secondo lo studio Espad (European school survey project on alcohol and other drugs) Italia, una ricerca sui comportamenti d’uso di alcol, tabacco e sostanze psicotrope legali e non, da parte degli studenti e delle studentesse di età compresa fra i 15 e i 19 anni, frequentanti le scuole medie superiori italiane, la ludopatia, a differenza di altre dipendenze, può restare nascosta per diversi anni, perché è meno evidente e questo spesso impedisce ai familiari di riconoscere il problema e agire prima che sia troppo tardi.

“Uno studio del 2015 fatto su 30 mila studenti ha evidenziato come tra i ragazzi il 67 per cento si dica un assiduo giocatore nel settore della scommesse sportive, il 63 ammetta di comprare gratta e vinci e il 40 per cento di giocare al totocalcio-totogol – ha sottolineato l’organizzatore nella presentazione – mentre per le ragazze il 79 per cento si affida alla fortuna con i gratta e vinci, il 43 dichiara di frequentare il bingo e il 24 per cento di giocare a carte”.

Per mettere un freno a questo fenomeno, secondo Pieri, “dovrebbe essere creata una rete normativa importante a tutti i livelli, dai Comuni allo Stato, passando per le Regioni, che mirino a limitare le installazioni delle slot e dei video poker e di fare pubblicità in continuazione al gioco d’azzardo”.

Nel 2016 il fatturato globale nel settore giochi è stato di 95 miliardi in 12 mesi, con una spesa media per italiano pari a 3 euro al secondo, solo per le slot machine in italia il fatturato ha superato i 26 miliardi di euro, per i video poker i 23 miliardi.

“Allarmante anche l’età di avvicinamento al gioco d’azzardo, che è compresa tra i 10 e 12 anni. Per il Comune dell’Aquila, su una popolazione di quasi 70 mila abitanti con reddito pro-capite di 21 mila 266 euro, le giocate ammontano a 1.269 euro a persona, 88 milioni e 35 mila euro annui – ha spiegato ancora Pieri, commentando i dati riportati nello studio – In città ci sono 632 apparecchi, pari a 9,1 ogni 1.000 abitanti. L’Abruzzo, inoltre, nel 2015 è stato in testa alla classifica delle regioni italiane, con una spesa procapite annua pari a 1.416 euro, triste primato nazionale anche per la provincia dell’Aquila, con la presenza di una slot machine ogni 83 abitanti”.

Lo psicologo e psicoterapeuta Rodolfo Rabboni, responsabile dell’area gioco patologico del dipartimento dipendenze di Ancona, è stato chiamato nel capoluogo abruzzese per raccontare la sua esperienza nella città marchigiana.

“Ad Ancona il dipartimento si occupa da oltre 10 anni di questo fenomeno, anche grazie a un finanziamento regionale che ci permette di intensificare i nostri servizi”, ha sottolineato.

“Dal punto di vista psicologico, il gioco nasconde la difficoltà di una persona di prendere in considerazione le proprie criticità. In pratica attraverso il gioco vengono scaricate tutte quelle cose a cui non si vuole pensare o che non si vogliono fare, una sorta di difesa che però tende ad isolare dalla realtà e da sé stessi – ha raccontato – per cui il giocatore immagina che il problema sia solo economico, ma quando poi si rende conto che i debiti aumentano e non ci si diverte più si inizia a capire l’entità di quello che accade”.

Fondamentale per aiutare le vittime del gioco d’azzardo “un percorso che comprenda la famiglia, che di fatto viene trascinata nel vortice della dipendenza sia in modo diretto, per esempio gravando sul bilancio familiare, sia indirettamente, tramite le conseguenze di un atteggiamento patologico”, ha dichiarato Rabboni.

“Dunque per la completa riuscita del trattamento è indispensabile la presenza di tutti i componenti del nucleo familiare”, ha concluso.

Presenti all’incontro, tra gli altri, il vice presidente del Consiglio comunale dell’Aquila Ersilia Lancia, l’assessore alla Mobilità Carla Mannetti, il candidato al Senato per il partito di Giorgia Meloni, Antonio Tavani, il candidato alla Camera Giandonato Morra e il portavoce comunale dell’Aquila Michele Malafoglia.