TERAMO – “Mi appresto ad assumere questo incarico con la consueta professionalità. Per il resto ricordo a tutti che ho lasciato la politica attiva, e rivendico il diritto all’oblio”.

Così l’ex assessore e consigliere regionale di Forza Italia Paolo Gatti, nominato il 9 marzo direttore generale di ‘Giulianova patrimonio’, società in house del Comune di Giulianova (Teramo). 

La designazione, dopo regolare bando, è stata fatta dal sindaco, Jwan Costantini, civico di centrodestra. Primo cittadino, sostenuto, dicono i bene informati, in campagna elettorale. 

L’avvocato teramano, fino a poco tempo fa pezzo da novanta della politica abruzzese, si occuperà ora di verde pubblico, parcheggi e mercato ittico della città giuliese, per un compenso di 54.377 euro lordi l’anno per tre anni.

Resta appesa però la sua designazione alla senz’altro più prestigiosa carica di giudice non togato della sezione regionale di controllo della Corte dei Conti, retribuito con circa un milione di euro lordo per cinque anni. Obiettivo, al di là della contingenza drammatica determinata dall’emergenza Coronavirus, che sembra però sempre più in salita. 

La sua designazione sostenuta dal presidente del consiglio regionale, Lorenzo Sospiri, di Fi, che ha firmato il decreto, e chiesta con forza dal presidente della Regione, Marco Marsilio, di Fratelli d’Italia, è stata revocata per dare voce al Consiglio regionale dopo la battaglia delle opposizioni di centrosinistra e M5S e per la spaccatura nella maggioranza di centrodestra: in tal senso, ad osteggiarla è stata in primis la Lega, azionista di maggioranza della coalizione con i suoi 10 consiglieri sui 18 del centrodestra, e poi parte di Fi. 

I salviniani hanno fatto mancare il numero legale nell’ultima seduta del consiglio, prima della sospensione per emergenza virus, in cui si doveva votare per scegliere il rappresentante abruzzese alla Corte dei conti.

Alla scontata domanda del cronista, “ci crede ancora nella possibilità di andare alla Corte dei Conti?”, Gatti però svicola con abilità. “Nulla da dire sull’argomento, piuttosto faccio un augurio a tutti, quello di superare il prima possibile questa drammatica emergenza del coronavirus”.

E Gatti coglie anche l’occasione per esprimere il suo disappunto nel ritrovarsi al centro delle attenzioni della cronaca politica, come a capo di una cordata di amministratori locali, i famigerati “gattiani”,  che gli obbediscono con un schiocco delle dita, determinando le sorti della politica teramana, vedi le recenti nomine del Cda alla Ruzzo Reti. O come al centro di manovre che lo vorrebbero pronto ad entrare in Fratelli d’Italia, con un consistente “pacchetto” di voti, come contropartita della sua nomina alla Corte dei conti, manovra che avrebbe come co-protagonisti Marsilio e Sospiri, anche lui dato in avvicinamento progressivo al partito di Giorgia Meloni.

Ricostruzioni davanti alle quali Gatti si limita ad affermare: “continuo ad essere meravigliato di tanta attenzione nei miei confronti. Una delle ragioni per le quali, a soli 44 anni, ho deciso di non ricandidarmi in Regione, e di lasciare la politica attiva, era proprio quella di uscire dai riflettori. Ma ora noto con un certo disappunto che le luci non solo non si sono spente, ma sono anche aumentate, con fantasiose congetture e ricostruzioni. Un po’ mi dispiace: rivendico il diritto all’oblio, in passato sono stato un personaggio pubblico, però poi ho scelto di non esserlo più”.

Altro Gatti non vuole aggiungere altro se non che. “attendo direttive dall’amministratore delegato di Giulianova Patrimoni, Luca Ranalli, su quando e in che modalità, vista la situazione di emergenza, potrò cominciare ad essere operativo nella società di cui mi onoro di far parte”.