TERAMO – “Ormai l’asse del turismo gastronomico è spostato sul Pescarese. La cucina teramana, che in Abruzzo ha un ruolo preponderante, è stata dimenticata dalle istituzioni locali e regionali. E questo è un dato allarmante, perché così si fa male ai territori che non vivono sotto le luci mediatiche”.

A parlare è Marcello Schillaci, presidente dell’Associazione ristoratori teramani e della Fipe-Confcommercio della provincia di Teramo, che con la sua Cantina di Porta Romana, uno dei simboli culinari ma anche storici di Teramo, porta avanti quella che lui stesso considera una battaglia pressoché solitaria.

“Da qualche anno – spiega Schillaci ad AbruzzoWeb – il territorio pescarese, forte di una maggiore ‘consistenza’ politica ed istituzionale, ha preso il sopravvento sul resto d’Abruzzo, in un periodo storico in cui gli chef puntano a piatti rielaborati e costosissimi che, se da una parte hanno una sacrosanta ragione di esistere, dall’altra portano a rendere la cucina qualcosa di elitario dal punto di vista dell’accessibilità economica. Il tutto a discapito di chi ha comunque una grande qualità gastronomica, ma senza battage mediatico che di fatto allontana un pubblico potenzialmente vastissimo”.

“Si parla solo di determinati ristoratori, di un certo ‘giro’ – prosegue il ristoratore – specie di chi fa parte del gruppo ‘Qualità Abruzzo’. Ogni passo è in funzione loro, ma intanto un territorio come quello teramano, che possiede ancora delle prerogative uniche come gli orti, resta sempre più indietro. La stessa cosa rischia di succedere in altre zone d’Abruzzo, come ad esempio L’Aquila, che però esprime pochi chef molto conosciuti e tra l’altro anche bravi come William Zonfa. Penso pure a Nadia Moscardi, che ha proposto in tv in una trasmissione di Rai 3 una rivisitazione delle Virtù teramane che però dovrebbero sempre essere preparate in un certo modo, visto anche il disciplinare ufficiale del piatto depositato alla Camera di Commercio di Teramo. Con quella rivisitazione, davanti a un pubblico nazionale, ha spostato l’asse sull’Aquila, tenendo Teramo al buio”.

Quella Camera di commercio che Schillaci definisce “dormiente”, insieme alle altre istituzioni locali: “È evidente che  Chieti e Pescara lavorano benissimo, molto meglio che da noi”, il suo giudizio.

Del resto, aggiunge il cuoco teramano, “non posso più fare da traino da solo se non ho lo spazio mediatico adeguato, anzi, se lo spazio mediatico è occupato dagli stessi personaggi, magari anche da gente uscita all’improvviso dal nulla, o che addirittura da Teramo è andata a cercare gloria a Pescara o altrove, gente priva della personalità necessaria a rendere importante il territorio d’origine”.

“Io sto cercando di pubblicizzare al meglio la mia ‘creatura’ e le bellezze di Teramo e del resto del territorio, per fortuna ho ancora tanti turisti che vengono da fuori Italia e che tornano in Abruzzo l’anno dopo, per gustare, a un prezzo onesto, una cucina dalle radici storiche antichissime e soprattutto di grande qualità. Ma da solo, ripeto, non posso fare di più. È ora che qualcuno si svegli e si ricordi che l’Abruzzo non è solo Pescara, pure se le campagne pubblicitarie e le pubblicazioni dicono il contrario”.