SULMONA – Il gasdotto della Snam gasdotto “Rete Adriatica” progettato dalla Snam, che dovrebbe attraversare gran parte dei territori dell’entroterra abruzzese, tra cui molti comuni colpiti dal terremoto del 6 aprile 2009, si farà punto e basta.
A dirlo è stato il presidente della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi, questa mattina e proprio a Sulmona a margine di un incontro sulla sanità al teatro Caniglia; nell’occasione non ha avuto parole tenere nei confronti degli ambientalisti e delle associazioni che stavano manifestando e tenendo un sit in di protesta.
“Oggi non ci sono più le guerre, ma non avere energia significa stare sotto scacco di altri paesi, come la Russia. Lo sviluppo energetico non va ostacolato, nonostante le proteste degli ambientalisti”.
il progetto della Snam , che si estende su un tracciato di oltre seicento chilometri, prevede la realizzazione sulla dorsale appenninica e in Valle Peligna, di un metanodotto e di una centrale di decompressione del metano.
“Ognuno è artefice del proprio destino – ha detto Chiodi agli ambientalisti locali – Mi sembra che vi siate svegliati troppo tardi con queste proteste. Il metanodotto è un’opera strategica a livello nazionale che scavalca le competenze degli enti locali che possono solo esprimere il loro parere. Questa storia va avanti da 10 anni e se non sbaglio tutte le amministrazioni che mi hanno preceduto hanno dato sempre parere positivo”.
L’opera, comunque, viene contestata non solamente da associazioni e comitati ambientalisti e di cittadini ma anche da numerosi enti locali: la conferenza dei capigruppo del Consiglio regionale il 14 ottobre scorso ha incontrato una delegazione di amministratori e rappresentanti delle associazioni ambientaliste sulla questione del metanodotto Snam.
La delegazione era guidata dall’assessore all’ambiente del Comune dell’Aquila Alfredo Moroni, dall’assessore Mauro Tirabassi del Comune di Sulmona e da Mario Pizzola dei Comitati cittadini per l’ambiente e ha chiesto al consiglio regionale di promuovere un apposito provvedimento per richiedere al Governo di respingere il progetto presentato dalla Snam Rete Gas per la costruzione del metanodotto Rete Adriatica, della lunghezza complessiva di 687 chilometri, con tubazioni di un metro e 20 a 5 metri di profondità.
La delegazione ha chiesto anche alla Snam di presentare un nuovo progetto che preveda un tracciato alternativo a quello della dorsale appenninica (Sulmona-Foligno).
“Pensare di realizzare un metanodotto e una centrale di compressione in aree ad elevatissimo grado di sismicità – ha spiegato la delegazione in quell’occasione -in mancanza di certezze scientifiche che consentano di escludere rischi di gravi danni al territorio ed alle popolazioni residenti, equivale non solo a non tener conto in alcun modo il principio di precauzione, ma rischia di vanificare le stesse politiche di prevenzione volte alla mitigazione degli effetti dei terremoti”.
Oltre al Comune dell’Aquila e di Sulmona hanno aderito alla mobilitazione i comuni dell’Aquilano di Collepietro, Navelli, Barete, Cagnano, Pizzoli, Fagnano Alto, Caporciano, San Pio delle Camere, Prata d’Ansidonia, San Demetrio, Poggio Picenze, Barisciano, Pizzoli, Barete, Montereale.
“Tante – spiega Moroni – sono le perplessità su questo progetto; innanzitutto non serve ai nostri territori, ma è unicamente una struttura che porta il gas da Brindisi fino al Nord Europa. Il tratto che ci riguarda, in particolare, parte dalla città pugliese e termina a Minerbio, in provincia di Bologna, dove si ricollega ad altri condotti. Per noi non ci sarebbe alcun beneficio, ma soltanto la convivenza con un potenziale rischio”.
“A questo – prosegue Moroni – si aggiunga che il progetto, che prevede l’attraversamento di ben cinque regioni, era stato inizialmente denominato ‘rete adriatica’, proprio perché sarebbe dovuto passare lungo la costa. Ma, secondo quanto siamo riusciti a sapere, il tracciato originario sarebbe stato modificato per problemi connessi alla natura geologica di alcuni terreni”.
“Sembra dunque assurdo – accusa – che si scelga un percorso che transiti all’interno di zone come le nostre, la cui fragilità è stata tragicamente testimoniata dal sisma del 6 aprile 2009”.






