L’AQUILA – Sopralluoghi non eseguiti, errori nella compilazione delle carte e condanne pur lievi nella committenza: queste le obiezioni che hanno portato all’accoglimento da parte del Tar di un ricorso che ha annullato l’assegnazione dei lavori per la ricostruzione del tribunale dell’Aquila.

A vincere il ricorso una ditta napoletana, la Pacifico Costruzioni, che ha avuto ragione nei confronti del provveditorato interregionale per le opere pubbliche e contro le due aziende che l’avevano preceduta nella graduatoria per l’assegnazione dei lavori: la Gdm Spa in associazione temporanea d’impresa (Ati) con la Gianni Benvenuto, arrivata prima, e la Mazzi Spa con la Ite Group Spa, giunte seconde come Cooperativa di costruzioni.

Anche se i lavori vanno avanti spediti (di qualche giorno fa la visita al cantiere del sindaco, Massimo Cialente) e la ricorrente non intenderebbe più chiedere il cambio dell’assegnazione nei lavori, l’impasse burocratica potrebbe scatenarsi più avanti, se la Pacifico agirà come pare probabile chiedendo un risarcimento per mancato utile e perdita di chance.

Un garbuglio che fa il paio con quello dei lavori della parte posteriore del tribunale, che erano già bloccati da prima del terremoto essendo sospesi da quattro anni sempre per un contenzioso.

Va detto che, nell’ambito della ricostruzione degli uffici giudiziari, la Corte d’appello si è dimostrata più virtuosa, approdando a una sede completamente nuova dopo due anni dal sisma, mentre il “Palazzaccio” è ancora dislocato negli uffici di Bazzano, nella vecchia sede della Guardia di finanza integrata da alcuni moduli tirati su dopo il sisma.

A leggere le carte appare anche interessante una nuova presenza nei fatti dell’Aquila di Gian Michele Calvi, che è stato protagonista in ben tre fasi dell’emergenza. In questo caso, con lo Studio Calvi Srl, si è aggiudicato assieme alla B Cube Srl la progettazione appaltata dei lavori. Ma la Pacifico ha da ridire anche su questo.

IL BANDO

Il provveditorato ha lanciato il bando il 30 luglio 2010, per un imposto a base d’asta di poco più di 19 milioni di euro e il criterio di aggiudicazione dell’offerta economicamente più vantaggiosa, che assegna un punteggio a ogni concorrente basato non solo sul ribasso, ma anche su tempistiche, tecniche.

Il disciplinare diceva chiaramente che la documentazione amministrativa richiesta a corredo dell’offerta andava prodotta integralmente, “a pena di inammissibilità” dell’offerta stessa. Tra i requisiti che venivano richiesti, l’assenza di situazioni che causano l’esclusione, un sopralluogo obbligatorio al “Palazzaccio” e i dati dei migliori tre bilanci.

L’ESCLUSIONE DELLA PACIFICO

A presentare offerte sono stati 37 concorrenti. Dopo quattro sedute, la Commissione giudicatrice ha escluso la Pacifico per non aver prodotto la domanda di partecipazione alla gara. Un immediato ricorso accolto dal Tar il 27 gennaio 2011 ha però consentito la riammissione.

Il 14 febbraio, all’apertura delle buste, l’Ati Gdm-Benvenuto si è classificata prima con 83,53 punti, l’Ati Mazzi-Ite seconda con 74,11, la Pacifico, infine, terza con 71,74.

L’aggiudicazione è diventata definitiva il 3 maggio, nonostante ad aprile sia partita una diffida “a disporre l’esclusione dalla selezione delle suindicate Ati, a fronte delle numerose irregolarità che contrassegnavano la documentazione amministrativa dalle stesse prodotta, e quindi ad aggiudicare l’appalto all’istante”, ossia alla stessa Pacifico.

IL RICORSO

LE ACCUSE ALLA GDM-BENVENUTO

Secondo i ricorrenti, il sopralluogo è stato eseguito solo dalla Gdm e non dalla Benvenuto, quando invece secondo il bando era obbligatorio per tutte le imprese, anche se componenti di un raggruppamento.

Inoltre, la Pacifico evidenzia che i vertici della Gdm hanno una condanna per violazione delle norme su rifiuti e imballaggi, anche se con una semplice ammenda di mille euro. Citando il Consiglio di Stato, il ricorso ammonisce che al di là dell’entità della pena inflitta, le stazioni appaltanti debbono verificare “se la specifica condotta sanzionata sia in grado di interferire sulla piena  affidabilità dei concorrenti”

Il raggruppamento dei tecnici incaricati della progettazione, tra i quali c’è anche Calvi, poi, non indica le quote di partecipazione né quelle di esecuzione. Infine, la Gdm si riserva una quota di partecipazione al raggruppamento dell’85,95 per cento, ben superiore alla quota di esecuzione dei lavori appaltati, che è del 74,3 per cento.

LE ACCUSE ALLA MAZZI-ITE

Anche la seconda classificata, secondo il ricorso della Pacifico, presenta irregolarità. Pure in questo caso il sopralluogo al tribunale sarebbe stato eseguito solo dalla cooperativa, senza la partecipazione delle imprese mandanti, “le cui dichiarazioni – accusa il ricorso – risultano, per l’effetto, non veritiere”.

Inoltre, nella dichiarazione di impegno a costituire il raggruppamento, non ne vengono indicate le quote di partecipazione. Ancora l’architetto mandante del raggruppamento di professionisti per la progettazione non avrebbe i requisiti richiesti dal disciplinare.

IL RUOLO DI CALVI

Il destino di Calvi si è intrecciato con quello dell’Aquila innanzitutto prima dell’emergenza, come componente della commissione Grandi rischi che si riunì nel capoluogo il 31 marzo 2009, una settimana prima della scossa. Per questo è anche imputato in un processo dopo l’inchiesta della procura della Repubblica del capoluogo.

Calvi è stato anche un protagonista della gestione della prima emergenza abitativa, visto che ha svolto il delicato ruolo di direttore dei lavori del progetto C.a.s.e., operazione che ha visto la realizzazione di circa 4.500 alloggi antisismici che, nella fase più acuta, hanno ospitato anche 15 mila persone.

Infine, come si scopre oggi, Calvi si sta occupando anche di ricostruzione. Il suo studio tecnico è stato infatti incaricato dalla Gdm della progettazione della ristrutturazione del tribunale. (alb.or.)