L’AQUILA – “Il furto del sangue di Giovanni Paolo II è un’offesa per la chiesa cattolica, per tutti i credenti. Chi ha rubato ha offeso tutti noi, anche se si poteva pensare a installare un impianto di sicurezza fin da subito”.

È arrabbiato e frastornato don Josè Obama Abuy, parroco di Assergi (L’Aquila), per il furto nel santuario di San Pietro della Ienca, tra Assergi e Camarda, dedicato a Papa Giovanni Paolo II nel 2010 che custodiva la reliquia contenente il sangue di Wojtyla. Insieme ad essa, è stata trafugata anche una croce.

“Si doveva provvedere alla sicurezza con le telecamere collegate con i carabinieri – dice don Josè ad AbruzzoWeb – ma ormai non ci si può fare niente. Dobbiamo capire che alla fine noi cristiano siamo tutti guardiani delle reliquie sacre, ma chi poteva immaginare una vergogna simile? Chi poteva pensare a un furto simile a cento chilometri da Roma?”.

“Uno scandalo internazionale – aggiunge con amarezza il parroco di Assergi – perché Papa Giovanni Paolo II è conosciuto ovunque. È un colpo durissimo per noi cristiani. Wojtyla sta in Paradiso e può dire ‘non importa’, ma per noi è uno scandalo”.

“L’invito che facciamo tutti noi credenti è lo stesso, devono riportare la reliquia. Chi ha rubato deve sapere che ha offeso tutti i cristiani del mondo, ha offeso tutti noi. Giovanni Paolo II può dire “non importa”, conclude don Josè.