L’AQUILA – “Il sindaco Pierluigi Biondi, ovviamente, che tiene tanto al bene del territorio ed ancor più alla sua immagine, non ha mai pensato di revocare la delega alla montagna al consigliere comunale Luigi Faccia e l’incarico di amministratore unico del Centro turistico del Gran Sasso a Dino Pignatelli“, anche se “avevano inizialmente negato che ci fossero criticità sull’impianto, hanno ribadito che era tutto in regola per riaprire, scaricando le responsabilità su chi aveva inoltrato l’esposto in Procura, senza possedere competenze tecniche e anche sulla stampa che generava inutili allarmismi. Hanno negato anche la circostanza della mancata sostituzione del cavo che era necessaria da anni e che di fatto è stata sempre rinviata”.

Così Simona Giannangeli capogruppo in consiglio comunale dell’Aquila di L’Aquila Coraggiosa

LA NOTA

La grave vicenda della funivia del Gran Sasso ha svelato ancora una volta il vero volto del governo comunale che “amministra” il territorio e la gestione fallimentare del Centro Turistico del Gran Sasso.

Si è appreso che è arrivato in tempi record il nullaosta da parte del Ministero delle Infrastrutture alla ripresa del funzionamento della funivia, a velocità e capienza ridotte e con un monitoraggio costante, che come hanno dichiarato “sarà pronto in poche ore”.

Il presidente del CTGS Pignatelli e Luigi Faccia, consigliere comunale delegato alla montagna avevano inizialmente negato che ci fossero criticità sull’impianto, hanno ribadito che era tutto in regola per riaprire, scaricando le responsabilità su chi aveva inoltrato l’esposto in Procura, senza possedere competenze tecniche e anche sulla stampa che generava inutili allarmismi.

Hanno negato anche la circostanza della mancata sostituzione del cavo che era necessaria da anni e che di fatto è stata sempre rinviata.

Quando si acclara la fondatezza dei rilievi mossi nell’esposto, sono iniziate le pressioni politiche sulle figure tecniche del Ministero delle Infrastrutture, tanto che partecipa agli incontri a Roma anche il senatore Liris dopo le esternazioni del sindaco sui danni economici e di immagine.

Il sindaco, ovviamente, che tiene tanto al bene del territorio ed ancor più alla sua immagine, non ha mai pensato di revocare la delega alla montagna al consigliere comunale Faccia e l’incarico a Pignatelli.

Il Ministero si pronuncia alla fine con una serie di prescrizioni per la ripresa dell’attività dell’impianto e proprio queste prescrizioni indicano che c’erano e ci sono pericoli nel funzionamento dello stesso.

La domanda da porsi è: l’impianto è sicuro?

O si sta agendo nuovamente, come è prassi in questo paese, in maniera superficiale, per cogliere come sempre il consenso quotidiano delle persone, mentre si mette in pericolo l’incolumità di chi salirà su quella funivia?

E’ tempo di elezioni, in questo caso per il rinnovo del consiglio regionale il 10 marzo 2024 e quindi è necessario ridurre al minimo i danni, offrire soluzioni rapide e che gettino fumo, così che le persone non si interroghino e non chiedano.

Ma in questo Paese lastricato di incidenti e morti causati dalla responsabilità di chi amministra la cosa pubblica, ci sono anche persone che non li dimenticano, anche quando svaniscono nel grande buco della smemoratezza colpevole e tipica “italiana”.

Credo che anche qui ci siano tante persone che riflettono, che leggono quanto sta accadendo nel caso specifico come un attentato alla sicurezza delle persone che su quella funivia saliranno per godere della montagna.

Credo che non tutte e tutti siano disposti a credere alle rassicurazioni giunte in tempo reale dal Ministero, perché questo governo nazionale e questo governo locale stanno mostrando ogni giorno la sciaguratezza con la quale operano.

Un’amministrazione seria e responsabile avrebbe ben potuto e dovuto avviare la procedura di sostituzione dell’impianto di cabinovia, invece di farlo funzionare con un contagocce che svela il pericolo insito dentro un funzionamento a pieno regime.

Questa decisione avrebbe consentito un funzionamento sicuro e regolare per la stagione estiva quantomeno, unitamente all’adozione di un piano di regolamentazione dell’accesso a Campo Imperatore.

Ma, ancora una volta, è evidente la mancanza di una qualsiasi visione di prospettiva sul presente futuro di una parte fondamentale di questo territorio.

Faranno funzionare l’impianto e poi si vedrà.

Il solito tira a campare, sperando che non accada l’irreparabile, senza alcuna programmazione di futuro, con la consueta e scellerata ricerca di consenso, tanto poi la gente dimentica.

Ma non tutta la comunità vuole essere trattata in questo modo.

Si riaprirà l’impianto quindi per 3 mesi con 60 persone per corsa con un tempo di percorrenza non più di 7 minuti, bensì di 15, poi ci sarà la chiusura con sostituzione dei cavi, affrontando una spesa di almeno 3 milioni di euro.

Si mette a rischio tutta la stagione estiva per sciare forse 2 mesi.

Chi paga tutto questo?

Il comprensorio sciistico del Gran Sasso e il suo immenso potenziale di fruibilità nel periodo estivo sono un bene pubblico che va preservato e tutelato, così come devono essere tutelate le posizioni lavorative di quante e quanti lavorato presso il CTGS, ma non sembrano proprio questi gli obiettivi del sindaco e di tutti coloro che hanno gestito questa vicenda.

Chiederò che il sindaco riferisca in consiglio comunale, assumendosi la responsabilità delle scelte e soprattutto delle mancate scelte, perché voglio ricordare a chi governa questo territorio che porre al primo posto di ogni determinazione la sicurezza delle persone, è un dovere assoluto e non abdicabile in nome di nessun altro interesse.