L’AQUILA – Verranno spiegati nel corso di una conferenza stampa convocata per le 12 di questa mattina i motivi che hanno portato alla mancata riattivazione della funivia del Gran Sasso.
È più grave del previsto il problema tecnico riscontrato dai tecnici Ustif (Ufficio speciale trasporti a impianti fissi, un organo del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti) sulla funivia del Gran Sasso che ha fatto saltare la cerimonia di riapertura dell’impianto prevista per quest’oggi e a cui avrebbero dovuto prendere parte il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta e l’ex capo della Protezione civile, Guido Bertolaso.
Un giunto mal funzionante al motore di riserva ha costretto Comune e Centro turistico del Gran Sasso a rinviare l’apertura ufficiale della stagione sciistica a Campo Imperatore e a nulla sono valsi gli sforzi dei tecnici che per tutta la notte hanno lavorato per cercare di risolvere il guasto.
Niente da fare, la funivia riaprirà a data da destinarsi.
Per la seconda volta l’annunciata riapertura dell’impianto: durante la presentazione del consorzio Skipass dei parchi, che riunisce le stazioni di Campo Imperatore, Campo Felice, Ovindoli e le Grotte di stiffe, venne fissata la data al 23 dicembre, per la soddisfazione del sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, che senza mezzi termini parlò di “miracolo” e del presidente del Centro turistico del Gran Sasso, Vittorio Miconi, bombardato da critiche da alcuni operatori turistici per il rischio di veder sfumate prenotazioni e presenze nel periodo più ‘caldo’ del turismo invernale, ovvero quello delle vacanze natalizie.
Il rinvio al 29 dicembre si disse che fu reso necessario per consentire ai tecnici Ustif di ultimare i controlli che si sarebbero fermati in concomitanza della vigilia e del giorno di natale. Ieri l’amara sorpresa di un problema imprevisto che ha scombinato i piani di tutti, ovvero albergatori, Comune e Ctgs. Immediate le razioni, specie sul web dove la notizia è circolata in maniera rapida grazie al tam tam di chat e social network.
Sulla pagina facebook dell’associazione ‘Gran Sasso 360’, che riunisce alcuni operatori di Campo Imperatore e Fonte Cerreto, sono numerosi i messaggi di dissenso e rabbia per la mancata riapertura della funivia.
“Si gioca incoscientemente con chi investe soldi, sacrifici e passione sul Gran Sasso. Le perdite sono gravissime. Qualcuno dovrà risponderne, Anche perché molte cose non tornano su come sono stati raccontati i fatti dagli imputati di questa tragedia”, recita un post, cui ne segue un altro in cui è scritto: “Il 14 dicembre, alla presentazione del fantomatico Skipass dei parchi questi “signori” annunciavano l’apertura per il 23 dicembre. C’è un piccolo dettaglio: il 21 dicembre al ministero (Ustif) non era ancora giunta richiesta formale per il collaudo !!!!!!!! Menzognaaa E gli operatori su quella promessa hanno speso..”.
Nell’ultimo (almeno in ordine cronologico, il primo scendendo dall’alto verso il basso della pagina) è scritto:
“3.500.000” e nel commento ne viene spiegato il significato: “I fondi necessari alla manutenzione della Funivia del Gran Sasso si sono ottenuti solo ed Esclusivamente a causa della tragedia che abbiamo subito il 6 aprile 2009. Quei soldi non sono come tutti gli altri. Hanno un valore ed una dignità superiore. Questo spreco si sta macchiando ad un livello insostenibile perchè non considera la Causa, perchè non rispetta la tragedia. 7 mesi per fare il bando (caos) e ora contiamo le ore. E’ uno scempio ed è blasfemo perchè fatto con leggerezza. Gli interessi sembrerebbero altri”.
Per chi non lo ricordasse lo scorso anno il Dipartimento di Protezione civile stanziò la cifra di 3,5 milioni di euro per le opere di manutenzione ventennale e adeguamento ai nuovi standard di sicurezza della funivia del Gran Sasso. I problemi legati all’emergenza post terremoto consentirono di guadagnare un anno di deroga per i lavori che, in maniera tassativa, si sarebbero dovuti fare nel 2010, come in effetti è stato.
Un contenzioso legale amministrativo con una prima ditta (Cerretti e Tanfani) che aveva vinto l’appalto e alla quale è stato revocato a favore di una seconda azienda (la Agudio) e la delicatezza delle opere necessarie per garantire la massima sicurezza degli utenti hanno rallentato l’iter burocratico per l’avvio dei lavori. (g.a.)




