CHIETI – Luca D’Alessandro ha confessato di aver ucciso la 20enne prostituta rumena Silvia Elena Manastireanu.

Dopo circa un’ora di interrogatorio questa mattina nel carcere di Madonna del Freddo, dov’è rinchiuso dal pomeriggio del 24 dicembre, davanti a giudice e pubblico ministero, Paolo Di Geronimo e Marika Ponziani, assistito dagli avvocati Marco Femminella e Monica D’Amico, lo studente teatino di 18 anni ha confessato di aver strozzato la ragazza ma non ha saputo spiegare bene il perché.

Sia gli avvocati che il pubblico ministero, all’uscita del carcere hanno asserito, infatti, che il ragazzo era visibilmente sotto shock.

L’interrogatorio è durato circa un’ora ma il ragazzo aveva spesso momenti di assenza e, quando parlava a spizzichi e bocconi, raccontava la vicenda come se lui fosse solo uno spettatore esterno. Tanto che per i suoi avvocati è stata evidente una assoluta difficoltà non solo nel ripercorrere quella vicenda ma anche nel comprendere ciò che era successo.

Sembra comunque che la sera del delitto il ragazzo era andato nell’appartamento al secondo piano della palazzina di viale Monte Sirente 23 a Francavilla al Mare per incontrare la ragazza e aveva consumato con lei un rapporto mercenario.

Poi un bacio negato da parte di lei avrebbe scatenato un litigio che si è concluso con la morte.

Il ragazzo ha detto che non era la prima volta che litigava con lei da quando aveva iniziato a frequentarla circa 10 mesi fa. Ma non è riuscito a spiegare la causa di questi litigi. Ha detto che si trattava di “semplici litigi tra ragazzi”.

“In questa vicenda – ha commentato l’avvocato Femminella – c’è sicuramente una forte componente di sentimenti ma il ragazzo non ha mai detto di essere innamorato della ragazza. Il litigio è nato comunque dagli affetti, riconosciuti e negati”.

È facile a questo punto ipotizzare che il giovane studente teatino volesse qualcosa di più dalla bella ragazza rumena, cosa che non ha ottenuto e che ha scatenato la sua furia cieca.

E cieco è stato anche il comportamento successivo al delitto. Perché Luca ha preso una serie di effetti personali (il passaporto di lei e del cane, i cellulari e le chiavi di casa) di Elena che poteva tranquillamente lasciare in casa e che poi ha continuato a tenere con sé nel suo zainetto, tanto che i carabinieri, abilissimi nel risalire a lui nell’arco di poche ore, glieli hanno subito trovati addosso.

Luca, con questa roba sempre vicino a sé, come a non voler lasciare più andare una parte di Elena, non ha fatto altro che andare a casa dei nonni a Francavilla al Mare e aspettare l’arrivo delle forze dell’ordine. È qui che lo hanno trovato i carabinieri verso le s16 della vigilia di Natale, seduto fuori casa dei nonni con lo zaino vicino.

Il giudice ha convalidato l’arresto con l’accusa di omicidio volontario e rapina, accusa che verrà contestata dagli avvocati almeno per quanto riguarda la rapina, perché i soldi che ha portato via dall’appartamento di Elena pare fossero i suoi, a parte qualche banconota messicana che era rimasta nel passaporto.