FRANCAVILLA AL MARE – Questa volta il sindaco di Francavilla (Chieti) Antonio Luciani non ha avuto problemi, seppure con due uomini in meno nella sua maggioranza, ad approvare la delibera che prima di Pasqua l’assise aveva bocciato, provocando le sue dimissioni da sindaco, poi ritirate entro i 20 giorni concessi dal regolamento.

Ieri notte la delibera è stata approvata con 8 voti a favore, 7 contrari e 1 astenuto. L’astensione è del consigliere Lorenzo Pirozzi, uno dei tre consiglieri di maggioranza che la volta scorsa, insieme ai due espulsi dalla coalizione Donato La Barba e Stefano Di Renzo, avevano votato in maniera contraria.

Soddisfatto il sindaco Luciani che ha sempre difeso la delibera urbanistica che, però, ha subito suscitato molte discussioni, sia all’interno che fuori dalla maggioranza di centrosinistra. Si tratta del recupero di aree industriali da trasformare in aree residenziali. La zona è quella ex Mencarelli, a ridosso della Nazionale Adriatica Nord, verso Pescara, dove c’è un grosso capannone con residui di amianto da bonificare, che spesso diviene rifugio per sbandati.

Il sindaco ha pensato di recuperare l’area approfittando di quanto previsto dal Decreto sviluppo del governo Berlusconi: si potranno così costruire appartamenti, a patto che vengano realizzate pure una piazza, parcheggi e un campetto polivalente a servizio anche della vicina scuola elementare.

Per la minoranza, però, si tratta di “un regalo fatto al privato”, per usare le parole del consigliere Carlo De Felice del Popolo della libertà, che sulla questione ha minacciato un esposto in Procura.

“Diecimila metri cubi di cubatura in più rispetto a ciò che si potrebbe edificare – dice De Felice – visto che il Decreto sviluppo avrebbe previsto l’aumento del 10 per cento della superficie dell’area e, cioè, in metri cubi, circa 8.100 in più. Adesso, invece, siamo a 18.000 metri cubi edificabili”.

De Felice pone dubbi anche sulle aree che diverranno edificabili, “vincolati a scuola, strada di piano e anche dal Pai, ovvero zona a rischio di dissesto idrogeologico, che non rientrano, dunque, nella zona 7b, vale a dire ex zona industriale, come previsto dal progetto”.

“Appare evidente – continua il consigliere Pdl – che l’operazione necessitava di variante edilizia, cosa che non è stata fatta. Per tutte queste motivazioni è ipotizzabile anche un reato di abuso d’ufficio. Il problema è di rispetto del territorio. Qui stiamo svendendo Francavilla, senza ricavarci quasi nulla. Almeno si poteva fare una operazione di monetizzazione”.

Sull’aspetto della monetizzazione, ovvero del cedere il terreno dopo il cambio di destinazione d’uso, a un certo prezzo a metro quadro, ha insistito anche il consigliere di minoranza Daniele D’Amario, “visto che – ha sottolineato in consiglio comunale – tra poco arriverà l’Imu da pagare e magari il Comune poteva pensare a come far arrivare qualcosa nelle sue tasse senza dover gravare troppo sui residenti”. (ar.ia)