FRANCAVILLA AL MARE – “Basta con i giochi della vecchia politica: mi dimetto e mi presento davanti agli elettori per il loro giudizio”.

Il sindaco di Francavilla al Mare (Chieti) Antonio Luciani appare fermo sulla sua posizione: dimissioni e ritorno al voto, per ripresentarsi al giudizio dei suoi concittadini.

Le dimissioni sono state presentate ieri sera al Consiglio comunale dopo che tre consiglieri della sua maggioranza hanno deciso di votare contro una delibera sull’urbanistica.

Questa mattina in conferenza stampa il sindaco ha spiegato le sue motivazioni: “No ai giochi della vecchia politica, con questi tre non si va più avanti. Meglio le elezioni”.

I consiglieri comunali sotto accusa sono tutti e tre del Partito democratico. Si tratta di Stefano Di Renzo, Lorenzo Pirozzi e Donato La Barba. I tre avevano già espresso perplessità sulla delibera urbanistica che riguarda il recupero di aree industriali da trasformare in aree residenziali.

La zona in questione è l’area ex Mengarelli, che si trova nei pressi della Nazionale Adriatica Nord, verso il confine con Pescara. Attualmente nell’area c’è solo un capannone con residui di amianto da bonificare, che spesso diviene rifugio per sbandati e senza tetto.

Il sindaco ha pensato di recuperare l’area approfittando di quanto previsto dal decreto sviluppo del governo Berlusconi. La zona potrà vedere la realizzazione di appartamenti, a patto che vengano realizzate pure una piazza, parcheggi e un campetto polivalente a servizio anche della vicina scuola elementare.

Alle perplessità dei tre consiglieri comunali, il sindaco aveva risposto portando nelle tre riunioni di maggioranza su questo argomento i pareri tecnici che i tre avevano richiesto. Cosicché sembrava si fosse trovato un accordo sul voto favorevole alla delibera.

Accordo sul quale, però, Luciani non deve aver scommesso troppo se si è lasciato sfuggire che la lettera di dimissioni presentata in aula l’aveva preparata già prima dell’inizio del consiglio comunale.

Da tempo, infatti, giravano voci di corridoio secondo cui l’accordo, in realtà, i tre l’avessero trovato in maniera trasversale e non certo con la propria maggioranza. Sta di fatto che i timori della maggioranza al momento del voto sulla delibera sono diventati realtà.

I tre consiglieri comunali, tutti targati Pd, in realtà non sono mai stati organici al partito. Il Pd li ha candidati in lista come esponenti della cosiddetta società civile. Di Renzo, però, è stato assessore della Giunta dell’ex sindaco Nicolino Di Quinzio, solo che in Giunta restò solo tre mesi prima di essere fatto fuori da Di Quinzio.

Anche La Barba ha avuto già esperienze in politica: fu consigliere comunale ai tempi di Roberto Angelucci, l’ex sindaco che ora siede tra i banchi della minoranza essendo stato eletto con la lista a sostegno di Daniele D’Amario. Pirozzi è effettivamente l’unico nome nuovo delle politica.

I tre si erano già precedentemente distinti allontanandosi dalla posizione della maggioranza e del proprio partito. Di Renzo, in particolare, lo aveva fatto in occasione della questione del cambio di destinazione d’uso degli ex hotel tramutati in case-vacanze che gli imprenditori volevano trasformare in edilizia residenziali, a cui l’amministrazione comunale aveva dato l’ok a patto che il Comune ne ricavasse un plus valore per cercare di risollevare le disastrate casse comunali. Di Renzo, invece, si disse contrario.

Ma le posizioni individuali adottate dai tre e i distinguo politici potrebbero far pensare che si tratti di una crisi di natura politica, mentre tutti in maggioranza sono convinti, al di là delle posizioni ufficiali, che in questa storia la politica non c’entri nulla e che i problemi siano di tutt’altra natura.

Il Pd era presente stamane in conferenza stampa in massa per assicurare massimo supporto a Luciani. C’erano infatti il segretario regionale, Silvio Paolucci, quello cittadino, Edoardo Viani, e anche la vice segretaria provinciale, Chiara Zappalorto. Presente anche l’Italia dei valori con il referente cittadino e consigliere regionale Lucrezio Paolini.

Paolucci ha definito le dimissioni del sindaco come “una provocazione” dettata da comportamenti e logiche da “vecchia politica, contro cui il Pd ha chiesto ai cittadini il mandato per poter governare Francavilla. I tre consiglieri che non erano iscritti al Pd ma erano esponenti della società civile, ora farebbero bene a dimettersi”.

Il Pd, anche se non lo dice ufficialmente, sembra intenzionato a cacciare i tre dal partito e dal gruppo consiliare. Ciò significa, però, che la maggioranza non avrà più i numeri per andare avanti.

Attualmente, infatti, la maggioranza Luciani può contare su 10 consiglieri contro i 6 della minoranza. Lo spostamento dei tre in minoranza significherebbe la fine della maggioranza Luciani. A meno che non arrivi un aiuto dalle file dell’opposizione.

Ma Luciani ha già detto chiaramente che lui non è a “caccia di consiglieri comunali”. Certamente non chiuderà la porta in faccia a quanti volessero passare in maggioranza ma per alcuni, come i candidati sindaci perdenti Daniele D’Amario e Carlo De Felice, “la porta è e resterà sbarrata”.

Stessa sorte per l’ex sindaco Roberto Angelucci. Se a questa lista si aggiunge anche il nome del consigliere Franco Moroni, protagonista di grosse battaglie contro il primo cittadino come quella sul pagamento dei canoni enfiteutici, il numero dei consiglieri cui si lascia la “porta aperta” si riduce a due: Carmine Cappelletti e Massimo Nunziato.

Francavilla, in passato, fu teatro di maggioranze straordinariamente ballerine, che hanno dato luogo ad esperienze politiche difficili anche solo da catalogare e che certo Luciani non vuole riproporre. D’altra parte, l’unica strada è quella del ritorno al voto, strada che, però, nessuno in maggioranza vorrebbe percorrere fino in fondo.

Il cammino è comunque segnato. Le dimissioni sono state presentate. A decorrere da ieri ci sono venti giorni per ripensarci e ritirarle. Dopo le feste pasquali ci sarà una verifica di maggioranza e si prenderanno le decisioni finali. (ar.ia.)