L’AQUILA – Anche in Abruzzo occhi puntati su Stefano Parisi, al quale il presidente Silvio Berlusconi ha affidato la riorganizzazione del partito, che tra l’altro dovrebbe trasformarsi in L’Altra Italia, che per settembre sta preparando una convention che si annuncia come l’inizio del nuovo corso degli azzurri.
Un appuntamento al quale presentarsi con un repulisti generale che includerebbe, tra le altre cose, la sostituzione di una decina di coordinatori regionali.
Il nome di Nazario Pagano è tra questi per ora solo negli auspici dei suoi detrattori, ma di certo l’annunciato Big Bang non fa dormire sonni tranquilli a nessuno di coloro che abbiano un ruolo nell’attuale assetto di partito, nonostante non trapeli nulla a livello periferico ma persino tra i parlamentari.
Dice ad esempio di non sapere se l’Abruzzo sia o meno contemplato nel repulisti il senatore Antonio Razzi, uno dei principali “picconatori” di Pagano tanto da arrivare a chiederne la testa all’ex premier in persona, in un incontro ad Arcore nel dicembre scorso. Appello caduto nel vuoto, al quale anzi fece seguito la riconferma della fiducia da parte di Berlusconi all’attuale coordinatore.
“Non so se Pagano sia tra i dieci però me lo auguro, visto che sta solo spaccando tutto”, afferma Razzi rintracciato da AbruzzoWeb mentre è in Spagna e alla vigilia della partenza per la nuova missione in Corea del Nord, cui stavolta si aggiunge anche la Mongolia.
Sostituzione che per il diretto interessato è una “cosa inventata”: “Il progetto non riguarda il cambiamento dei coordinatori ma semmai la ristrutturazione di tutto il partito – spiega Pagano – ma questa fase in base a quanto ci ha detto Parisi sembra che debba essere guidata proprio dai coordinatori regionali”.
I protagonisti della politica abruzzese devono intanto ricalibrare le proprie ambizioni alle nuove scadenze elettorali, se, come ha annunciato il presidente del Consiglio Matteo Renzi, si andrà alle urne a scadenza naturale della legislatura, cioè nel 2018, a prescindere dall’esito referendario.
All’accordo tra Pagano e il deputato Fabrizio Di Stefano, rilanciato dal Messaggero ma nell’ambiente noto da tempo, il partito non sembra per ora dare troppo peso.
“Pure io mi sono messo d’accordo tante volte con mia moglie, ma poi…”, scherza il consigliere regionale Paolo Gatti, che insieme all’altro inquilino dell’Emiciclo Mauro Febbo ambisce alla poltrona di governatore e potrebbe vedersi rovinata la festa, se davvero dovesse andare in porto la staffetta tra i primi due, con una candidatura alla presidenza della Regione di Di Stefano, che dopo due mandati lascerebbe il posto in Parlamento all’ex presidente del Consiglio regionale, che ammette di aver ricucito con la componente aennina ma nega la presenza di accordi.
Gli scenari che Gatti liquida come “gossip d’agosto” non tengono d’altra parte conto neanche dell’eventuale presenza di molti del Nuovo centro destra, che secondo quanto avrebbe in mente Parisi dovrebbero confluire nel nuovo contenitore dei moderati.
E il partito di Angelino Alfano ha in Abruzzo una delle sue punte di diamante, il sottosegretario alla Giustizia Federica Chiavaroli, che sicuramente non sarebbe in coda alla lista delle persone da ricollocare. Come da tener presenti ci sono tutti quelli che hanno seguito l’ex ministro Gaetano Quagliariello nel movimento Idea, tra cui l’ex presidente della Regione Gianni Chiodi.
I disegni di Pagano e Di Stefano sono invece ascrivibili alla volontà di “prendersi solo le pagnotte” per il senatore Razzi, secondo il quale i due “vogliono spartirsi le poltrone senza tener conto dell’elettorato, sicuramente contrario a questo teatrino e alle facce dei nominati”.
Di certo due anni, il tempo che manca alle elezioni politiche, sono in politica un’era geologica. E il fatto che gli appuntamenti tra il voto nazionale e quello regionale non coincidano rende tutto ancor più fluido. (m.sig.)






