L’AQUILA – In caso di mare in tempesta, e di assedio al potere con tanta fatica conquistato, l’importante è avere a Roma, e ad Arcore, gli appoggi giusti, puntando sui cavalli vincenti. Cosa non facile in un partito, Forza Italia, in crisi di identità e in caduta libera di consensi dopo fasti non tanto lontani.
Un’arte di cui continua a dar prova l’avvocato pescarese Nazario Pagano, senatore e coordinatore regionale degli azzurri. Considerato ora, a dispetto dei suoi 62 anni, uno dei più influenti tra i “Ronzulli Boys”, ovvero del cerchio magico e di potere, che fa riferimento al potentisssimo senatore azzurro Licia Ronzulli, a sua volta fedelissima e assistente personale del leader maximo, l’over-ottantenne Silvio Berlusconi.
Un riposizionamento assai prezioso, per Pagano, ora che è tornato in Abruzzo nell’occhio del ciclone, a seguito dei pesanti attacchi del deputato Antonio Martino, che si è dimesso da segretario organizzativo, accusando l’ex presidente del Consiglio regionale, e non è una novità, di gestione padronale e personalistica. E proponendosi come leadership alternativa del partito abruzzese, anche dal punto di vista generazionale, forte dei suoi 43 anni.
Una situazione di difficoltà non nuova per Pagano che da tanti anni, periodicamente, viene attaccato ma che rimane in sella non per i risultati e l’attività (Fi politicamente è caratterizzata da immobilismo da tempo), ma per “i Santi in paradiso che riesce di volta in volta a trovare a Roma e a Milano” – tuonano i molti critici. Ed è proprio per questo, che ogni volta che è finito nella polvere ed era in procinto di essere defenestrato dalla gestione del partito.
Goccia che ha fatto traboccare il vaso nei giorni scorsi, le nomine decise da Pagano, e di cui Martino, – come del resto buona parte del partito -, è stato informato solo a cose fatte, dei nuovi commissari provinciali: in quella di Pescara, il presidente del Consiglio regionale, Lorenzo Sospiri, al posto del sindaco di Pescara Carlo Masci; a L’Aquila, l’ex sindaco di Avezzano, Gabriele De Angelis, al posto di Antonella Di Nino, sindaco di Pratola Peligna; in provincia di Teramo, l’ex sindaco di Atri, Gabriele Astolfi, al posto all’avvocato Vincent Fanini. Solo in provincia di Chieti resta al suo posto da commissario il consigliere regionale, Daniele D’Amario.
Pagano, che ha sempre rivendicato la “scoperta” Martino, imprenditore pescarese imposto, tra le polemiche, nel collegio provinciale dell’Aquila alle elezioni politiche del 4 marzo dello scorso anno, non ha ovviamente gradito la sortita del suo ormai ex numero due e ex suo amico. Con il quale però il conflitto si era già innescato, in occasione della ricostituzione del gruppo consiliare di Forza Italia nel comune dell’Aquila. Pagano non ha addirittura invitato Martino, tenuto fuori dalla partita, alla conferenza stampa di annuncio dell’ingresso di tre consiglieri comunali, tra cui l’ex capogruppo di Fdi, Giorgio De Matteis.
Ora la linea che Pagano sta adottando è quella del “silenziatore”. “Non c’è assolutamente nulla da dire, nulla di nulla” si è limitato ad affermare in risposta al comunicato stampa di fuoco di Martino. A difendere a spada tratta Pagano, ci ha pensato Stefano Morelli, ex coordinatore aquilano del partito e anche ex assistente parlamentare di Martino. Ma del resto Martino nel capoluogo ha molti nemici, considerato un invasore, dopo essersi candidato, da pescarese, nel collegio aquilano.
Una strategia dello snobbare la vicenda, quella di Pagano, adottata per non alimentare il polverone, che potrebbe creargli problemi a Roma, o forse motivata dal voler mettere in mostra la sua sicurezza e il suo potere. Forte appunto delle sue relazioni romane. In primis quella, come detto, con Ronzulli, solo l’ultima “alleanza” con chi comanda a livello centrale.
Carta vincente per Pagano, in una fase di crisi e di necessità di svolta per il partito, che prima o poi dovrà trovare un erede di Berlusconi, e dato dai sondaggi ad un preoccupante 6,5 per cento. In una fase in cui il centrodestra moderato, liberale ed europeista, viene surclassato dalla destra sovranista e ed euroscettica, rappresentata da Lega e Fratelli d’Italia. E in cui l’alleanza inedita tra Pd e M5s rende problematica la riedizione di patti del Nazzareno, con l’ala moderata dei Dem. In cui, andando al sodo, seggi sicuri in palio alle prossime elezioni, saranno pochi e ambitissimi.
Una carriera folgorante quella di Ronzulli, 43 enne foggiana, ex infermiera, secondo le cronache entrata nelle grazie di Berlusconi, svolgendo nel 2015 un ruolo fondamentale come intermediaria nella trattativa per vendere il Milan di Silvio Berlusconi al magnate cinese Mr Bee.
Ronzulli è stata eletta al Parlamento europeo, nel 2009, e poi nel 2018 al Senato, dove ricopre il ruolo di presidente della Commissione per l’infanzia e l’adolescenza.
Ma soprattutto, dal 2016 ha sostituito Mariarosaria Rossi nel ruolo di assistente del Cavaliere, seguendolo come un’ombra. E guarda caso, Pagano aveva buoni rapporti anche con la Rossi.
La fedeltà e vicinanza di Pagano a Ronzulli, si è appalesata anche in occasione della visita elettorale di Berlusconi a L’Aquila e Pescara, a fine gennaio, per la campagna elettorale delle elezioni regionali dello scorso 10 febbraio quando c’è stato il trionfo del centrodestra.
A curare in prima persona il cerimoniale, e l’organizzazione sin nei minimi dettagli, assieme allo storico responsabile della comunicazione televisiva, Roberto Gasparotti, manco a dirlo, Licia Ronzulli. E non senza incidenti di percorso. Se da una parte Pagano aveva annunciato una conferenza stampa di Berlusconi, nell’elegante albergo La dimora del Baco a L’Aquila, Ronzulli, con poco cortese risolutezza, sostenuta dallo stesso Gasparotti che nel corso della sua lunga carriera si è guadagnato sul campo la fama di burbero, ha respinto ai cancelli parte dei giornalisti lì accorsi, spiegando a muso duro che non era previsto nessun incontro con la stampa.
Nonostante l’invito fosse arrivato in tutte le redazioni anche da parte dello stesso Pagano.
L’incidente diplomatico ha riguardato anche alcuni consiglieri comunali e candidati alla Regione che sono rimasti pazientemente fuori. Pagano ha dovuto fare da paciere, con i giornalisti inferociti per il trattamento riservato, non senza imbarazzo, ma guardandosi bene dall’entrare in conflitto con la sua “mentore”. Incidenti di percorso simili si sono poi verificati anche nella tappa di Chieti e Pescara.
L’importante comunque, per il 62enne coordinatore regionale azzurro, è restare sulla cresta dell’onda. A insegnare che l’età anagrafica è relativa, lo ha del resto dimostrato ampiamente l’ottuagenario Silvio Berlusconi.
Ed è stato proprio il rapporto privilegiato, anche di amicizia personale, con il leader maximo, come pure con l’ex uomo forte di Fi Denis Verdini, e gli altri pezzi grossi del partito nazionale che si sono succeduti nel corso degli anni, il suo asso nella manica che ha consentito a Pagano a restare in sella, quando ha dovuto affrontare in Abruzzo l’insidiosissima fronda dell’ala degli ex di Alleanza nazionale in Forza Italia, rappresentata in particolare da Sospiri e Febbo.
Con cui poi è riuscito abilmente a ricucire anche se alla luce di una intesa di non belligeranza, come conferma la loro candidatura, ed elezione, in Regione, nel febbraio scorso. Da questo punto di vista il senatore non è secondo a nessuno, non accorgendosi che sono sempre più lontani i tempi di un partito che spopolava al 32 per cento.
Indubbiamente, Pagano mostra una abilità non solita: sul piatto della bilancia, mette l’essere riuscito ad imporre come sindaco di Pescara, il forzista Carlo Masci, e di aver ottenuto il massimo all’Emiciclo, a dispetto del 9 per cento preso alle regionali, – un terzo rispetto al 27 per cento della Lega di gran lunga prima forza della maggioranza guidata dal meloniano Marco Marsilio – ottenendo un assessorato pesante alle Attività produttive, per Febbo, la presidenza del consiglio regionale per Sospiri, e il sottosegretario alla presidenza con delega ai trasporti per Umberto De Annuntiis. Riuscendo ad imporre la linea a Marsilio, nonostante i rapporti di forza sfavorevoli, tanto che ad un certo punto la Lega ha sbottato e ha aperto una crisi, che ora pare essere rientrata.
Risultati molto apprezzati anche dal partito nazionale, il che renderà non facile il progetto di rinnovamento e cambio della governance intrapreso da Martino. Che però dalla sua ha l’argomento, molto sentito nelle nuove leve di Fi, secondo il quale poco conta restare ben saldi al timone di una nave che rischia seriamente di affondare, se non cambia velocemente rotta. (red)





