L’AQUILA – È battaglia, senza esclusione di colpi, per accaparrarsi la poltrona di presidente regionale abruzzese di Forza Italia, sulla quale, attualmente, siede l’ex presidente del Consiglio regionale, Nazario Pagano, ma che è sempre più traballante.
A metterla in pericolo, sia per la fronda interna all’anima azzurra, sia la sfiducia decretata con una serie di attacchi alla luce del sole da parte della componente che un tempo faceva parte di Alleanza nazionale e che oggi in questa regione si scopre vicina al “ribelle” Raffaele Fitto.
Il controllo del partito in Abruzzo, molto ambìto nonostante gli azzurri siano in caduta libera anche per le spaccatura nazionale, è al centro di manovre attivate a Roma da esponenti abruzzesi di primo piano che confermano la distanza tra le due anime e, di conseguenza, il caos e la confusione, in particolare nella base.
Nei giorni scorsi, l’ex governatore e attuale consigliere regionale forzista Gianni Chiodi è stato a Roma per chiedere la testa di Pagano da coordinatore. Per la successione, Chiodi ha proposto la sua candidatura.
Dall’altro lato, il parlamentare Fabrizio Di Stefano, ex An ed ex vice coordinatore regionale del disciolto Popolo della libertà, ex gasparriano di ferro, ha sposato ufficialmente la linea critica di Fitto che, ormai da mesi, sta facendo una dura e mal sopportata opposizione interna al leader Silvio Berlusconi.
Con Di Stefano si sono allineati molti esponenti di Forza Italia, in maggioranza ex An, per cui l’Abruzzo a Roma viene ormai considerata una “colonia” fittiana.
In tal senso, pure Di Stefano e soci hanno già chiesto a Fitto la testa di Pagano a vantaggio, in questo caso, dello nomina dello stesso Di Stefano, o, in subordine, di un regolare congresso.
Le grandi manovre con la regia romana dell’una e dell’altra parte sono destinate a essere tutt’altro che pacificatrici o foriere di chiarimenti e risultano molto pericolose, se si considera che in primavera si voterà per una sessantina di Comuni, tra cui un capoluogo di Provincia, Chieti, tra l’altro territorio d’origine proprio di Di Stefano.
Naturalmente, le grandi manovre vengono tenute sotto un basso profilo anche se incidono sulle scelte della classe dirigente a vari livelli politici.
Chiodi, che avrebbe l’appoggio del suo collega e conterraneo, il teramano Paolo Gatti, ha incontrato l’ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri, l’abruzzese Gianni Letta, suo sponsor fedele ai tempi della candidatura in Regione, e il coordinatore nazionale, Denis Verdini.
“Pagano è inadeguato per gestire la situazione, il partito perde sempre più credibilità e consenso, posso essere io il ‘salvatore della patria’”, questo il messaggio chiaro trasmesso ai suoi prestigiosi interlocutori.
Un messaggio che è al vaglio dei vertici nazionali, ma che difficilmente sfocerà in una decisione favorevole perché destinato a infrangersi contro la spinta della componente fittiana, che vuole Di Stefano.
Un’ipotesi non peregrina, soprattutto se Fitto, che ha detto di voler rimanere in Fi per fare opposizione interna, dovesse ottenere qualche apertura, per esempio congressi ‘veri’.
L’Abruzzo potrebbe essere una regione fittiana, visti i continui contatti tra gli esponenti locali con il parlamentare europeo “ribelle” per aver criticato fortemente il “patto del Nazareno” con il Partito democratico e la tenue opposizione al governo renziano da parte del partito azzurro.
Con Di Stefano ci sono il capogruppo in Consiglio regionale, Lorenzo Sospiri e i consiglieri Mauro Febbo ed Emilio Iampieri.
Per il resto, indebolita dai passaggi al Nuovo centro destra, Fi può contare solo su Gatti e Chiodi, quindi in Consiglio regionale lo score è di tre a due.
Comunque la vicenda è conosciuta nei particolari anche dal consigliere politico di Berlusconi, Giovanni Toti e dal coordinatore nazionale dei club Forza Silvio, Marcello Fiori, cui è molto vicina Sabrina Di Stefano, coordinatrice regionale dei club, giovane emergente e molto considerata a Roma.
E Pagano? Sembra sparito dalla circolazione, ha ridotto le sue uscite. Perché rimane attaccato alla poltrona nonostante i numerosi attacchi? Perché spera, dicono i maligni, di poter avere un posto ‘utile’ alle prossime elezioni politiche.
Anche se questo interesse, che è lo stesso oggi che muove gli altri contendenti, è difficilmente valutabile, visto che a oggi non sono ipotizzabili date, legge elettorale e soprattutto le potenzialità di Forza Italia.
Da questo punto di vista tutti attendono il Berlusconi che verrà dopo la fine anticipata dei servizi sociali a cui è stato condannato per frode fiscale, fissata per il prossimo 8 marzo, e dopo il verdetto della Cassazione sul processo Ruby, previsto per il 10.
“Il presidente regionale di Forza Italia è Nazario Pagano. Non soltanto non nutro alcuna aspirazione a sostituirlo nell’incarico, ma mi rammarica oltremodo che mi vengano attribuiti giudizi sprezzanti che non ho espresso”.
Questa è la smentita definita “secca e inequivoca” del consigliere regionale di Forza Italia ed ex governatore Gianni Chiodi all’articolo di AbruzzoWeb che racconta i retroscena degli attuali assetti del partito, dilaniato da numerose e litigiose correnti interne.
Gli altri due protagonisti, Fabrizio Di Stefano e Pagano, tacciono. Chiodi, invece, sceglie di parlare.
E nella breve nota ribadisce come “la notizia di un incontro romano con i vertici del partito in cui avrei affermato il contrario sia priva di fondamento”. Purtroppo mente sapendo di mentire.
Secondo quanto accertato da AbruzzoWeb, infatti, si è recato a Roma mercoledì 11 febbraio, nel primo pomeriggio, ed è stato ricevuto dall’ex sottosegretario Gianni Letta, con il quale i rapporti sono da sempre ottimi, tanto che è stato uno sponsor determinante per la candidatura alla presidenza della Regione nel secondo semestre del 2008.
Intorno alle 18.30, nella sede nazionale forzista di piazza San Lorenzo in Lucina, Chiodi ha invece incontrato il coordinatore nazionale Denis Verdini.
Quindi il consigliere nega cose che lui sa essere vere.
Dalla base forzista, Chiodi viene già percepito come un esponente che si sta autopromuovendo come presidente regionale: sia perché ha colloqui con interlocutori nazionali e locali, sia perché, tra le varie azioni, ha chiesto a Pagano l’azzeramento del coordinamento provinciale dell’Aquila.
Il suo impatto politico, tuttavia, non appare epocale. L’esponente teramano è infatti tornato a svolgere il suo lavoro di commercialista e sembra avere poco tempo da dedicare alla politica attiva, nonostante la sua ricca indennità da consigliere regionale, pagata dai cittadini.
Il motivo per cui Chiodi è andato a Roma, in realtà, è quello di scalzare Di Stefano, che oggi rappresenta un pericolo: anche perché, se si facesse un congresso, sarebbe favorito, secondo le stime ipotizzate dalla base.
Lo scopo dei blocchi e dei loro leader, Chiodi e Di Stefano, è di puntare alla poltrona di presidente regionale attualmente occupata da Pagano, contando di conquistare un posto al sole che possa decidere le candidature in vista delle future elezioni politiche.
Quello che Chiodi vuole è, in realtà, arginare la deriva dei nuovi e vecchi seguaci del “ribelle” Raffaele Fitto, lui che si ritiene un fedelissimo della prima ora di Silvio Berlusconi. (b.s.)





