L’AQUILA – “Rifarei qualunque cosa per promuovere i piccoli comuni. Io mi fidavo dei vescovi. E, per giunta, la delibera sull’ingresso della Provincia dell’Aquila nella Fondazione non è stata presentata da me ma dall’ufficio di presidenza”.

Sono queste le parole di Mimmo Srour, ex assessore regionale e provinciale, rilasciate al termine dell’interrogatorio di tre ore davanti al pm della Procura dell’Aquila Antonietta Picardi.

Srour è indagato nell’ambito dell’inchiesta “Attenti a quei due”, che ha portato agli arresti domiciliari di Fabrizio Traversi, romano di 62 anni, e il medico aquilano 36enne Gianfranco Cavaliere, insieme al sindaco di San Demetrio ne’ Vestini (L’Aquila), Silvano Cappelli, e al sociologo dell’Eurispes Nicola Ferrigni.

“Non avevo motivo per non fidarmi – ha aggiunto Srour, che è assistito dall’avvocato Paolo Vecchioli – Nella fondazione Abruzzo solidarietà e sviluppo c’erano i vescovi e associazioni non profit. Lo stesso sottosegretario Carlo Giovanardi era a conoscenza della struttura”.

Sulla delibera di ingresso nella Fondazione, la numero 32 del 22 luglio 2010, Srour ha ribadito: “Quando è stata votata io mi trovavo a Roma. Al telefono mi venne detto che c’erano stati problemi con la maggioranza, mentre la minoranza si era astenuta”.

“C’è una intercettazione telefonica – ha detto l’avvocato Vecchioli – tra il mio cliente e Cavaliere in cui quest’ultimo senza mezzi termini sollecitava Srour ad avere un occhio di riguardo sulla vicenda della Fondazione. Ebbene Srour gli ha risposto che c’era da rispettare le regole”.

Sempre stamane gli avvocati Attilio Cecchini e Angelo Colagrande, rispettivamente legali di Cavaliere e Traversi, hanno presentato istanza per la revoca dei domiciliari.