L’AQUILA – I fondi per il sociale, 9 milioni di euro stanziati dopo il terremoto di tre anni fa dal dipartimento della famiglia della presidenza del Consiglio, sono bloccati “in attesa che il Tar del Lazio si esprima sul merito del ricorso presentato dal Comune di Cocullo (L’Aquila), che, pur essendo arrivato primo, si è rivolto ai giudici amministrativi perché le risorse che gli sono state riconosciute sono state ritenute insufficienti”.

A dichiararlo ad AbruzzoWeb è lo stesso ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alla Famiglia, Carlo Giovanardi, che ha contattato telefonicamente la redazione per fornire chiarimenti dopo aver appreso della notizia della lettera inviata da alcuni sindaci del cratere a palazzo Chigi per avere chiarimenti sulle risorse che ancor oggi giacciono inutilizzate.

Sulla vicenda dei fondi, inoltre, è ancora in corso l’inchiesta aperta dalla magistratura aquilana sul tentativo di truffa ai danni dello Stato attraverso la fondazione “Abruzzo Solidarietà e sviluppo” che vede coinvolte cinque persone, tra cui il vescovo ausiliare dell’Aquila, monsignor Giovanni D’Ercole; il 17 aprile prossimo è prevista l’udienza preliminare.

“La Corte dei conti dell’Aquila il 26 gennaio scorso ha registrato la regolarità del concorso e i relativi vincitori – ha spiegato l’onorevole Pdl – Dal giorno successivo, teoricamente, i Comuni vincitori avrebbero  potuto firmare le convenzioni, tanto è vero che alcuni di questi, come Rocca di Mezzo, Capitignano e Capestrano, tutti e tre nell’Aquilano, avevano già fatto domanda”.

Il bando, però, “è stato oggetto di un ricorso fatto dal Comune dell’Aquila al presidente della Repubblica mentre addirittura il Comune arrivato primo in graduatoria, quello di Cocullo, ha presentato ricorso al Tar. Nel ricorso viene contestata la quantità di fondi attribuiti, inferiori rispetto alle attese”.

Da quanto appreso da Giovanardi, in primo grado i giudici amministrativi hanno negato la sospensiva del provvedimento, mentre il Consiglio di Stato ha rimesso tutto davanti al Tar Lazio, ritenuto competente per la questione.

“Gli uffici, ahimè – ha proseguito – dovranno attendere la decisione del Tar Lazio perché qualora venissero riconosciute le ragioni dell’amministrazione di Cocullo verrebbe rimesso tutto in discussione e bisognerebbe rifare le graduatorie”.

L’ex sottosegretario, infine, non ha lesinato critiche nei confronti della classe politica locale, messa sotto accusa per la litigiosità e il ‘ricorso facile’ alle carte bollate.

“Non ho interessi personali sull’Aquila – ha premesso – ma da subito mi sono battuto per far sbloccare quei fondi. Da voi ho sempre riscontrato una grande conflittualità che rischia di portare L’Aquila al disastro”.

“In questi tre anni – ha concluso – ho avuto a che fare con diversi interlocutori, e la situazione è difficile. Il Comune dell’Aquila, che ha comunque utilizzato già tre milioni sui 12 disponibili per l’ex Onpi, ha fatto richiesta di accesso agli atti: non si è fatto vivo nessuno e noi, per cortesia istituzionale, abbiamo inviato tutte le carte che sono state portate in procura”.