L’AQUILA – “Serenissimo e sicuro di poter dimostrare la sua totale innocenza”.
Così l’avvocato di monsignor Giovanni D’Ercole, Amedeo Ciuffetelli (che assiste il vescovo ausiliare dell’Aquila insieme al collega Claudio Ferrazza) definisce la posizione del prelato dopo la richiesta di rinvio a giudizio da parte della Procura della Repubblica sulla tentata truffa sui fondi Giovanardi.
D’Ercole è indagato del reato di rivelazione di segreti inerenti un procedimento penale, ovvero di aver incontrato l’altro indagato, Fabrizio Traversi, per rivelargli quanto emerso dall’interrogatorio avuto con il procuratore.
Non è bastata neanche la lettera indirizzata al pm titolare dell’inchiesta, Antonietta Picardi, nella quale il vescovo ha chiarito la sua posizione e sottolineato la sua innocenza.
Non sono bastate neanche le parole dello stesso Traversi, che durante l’interrogatorio, come riferito dall’avvocato Ciuffetelli, ha negato con decisione di aver appreso da D’Ercole qualcosa riguardo l’indagine in quel famoso incontro a Roma.
“Il pm evidentemente è di diverso avviso – spiega Ciuffetelli – Ma accogliamo con ottimismo la richiesta di rinvio a giudizio perché finalmente la posizione del vescovo potrà essere chiarita davanti a un giudice nell’udienza preliminare”.
Secondo l’avvocato l’accusa si basa su un’interpretazione errata della frase di Traversi intercettata mentre parla al telefono dopo l’incontro con D’Ercole: “Tra quello che mi ha detto D’Ercole e ciò che sapevo, credo che stiano preparando qualche piattino”.
“Il giorno dopo l’interrogatorio del vescovo in Procura – spiega l’avvocato – i due si incontrano a Roma, città che i due frequentano abitualmente. Monsignore sa che dietro la vicenda della Fondazione c’è qualcosa che non va, quindi chiede a Traversi conferme di aver agito sempre con correttezza. Ma nessuna parola sull’indagine”.
L’avvocato spiega il senso della frase incriminata pronunciata da Traversi dopo l’incontro con il vescovo.
“Si tratta di una semplice deduzione che Traversi fa – dice – Capisce che c’è un’inchiesta in corso perché il giorno dell’interrogatorio, mentre il vescovo è a colloquio con il procuratore, chiama l’autista che riferisce che monsignore è in Procura. I sospetti aumentano dopo l’incontro a Roma, proprio per il fatto che il vescovo non riferisce nulla dell’interrogatorio. Voglio sottolineare, quindi, che un conto è rivelare notizie segrete, un altro conto è voler incontrare un persona per chiarire se questa sia stata onesta o meno con lui”.
Gli altri indagati di questa inchiesta, che ha portato a sventare un tentativo di truffa su circa 9 di 12 milioni di euro di fondi destinati al settore sociale dal dipartimento della Famiglia del sottosegretariato alla Presidenza del Consiglio, sono Gianfranco Cavaliere, 36, medico aquilano; Silvano Cappelli 41, sindaco del Comune di San Demetrio ne’ Vestini (L’Aquila); Nicola Ferrigni, 35, di Roma, sociologo, ricercatore Eurispes di Roma.






