L’AQUILA – “L’Abruzzo non si esaurisce a Teramo”.

Ad affermarlo è Gianni Melilla del coordinamento regionale di Sinistra ecologia e libertà in relazione ai fondi che il programma di cooperazione Ipa Adriatico avrebbe assegnato, secondo il partito, quasi esclusivamente alla provincia di Teramo.

“Come per i fondi della cultura – si legge in una nota – quasi 600 mila di euro, che sono stati destinati per più della metà alla provincia di Teramo con ben 37 progetti su 66, anche per i programmi europei Ipa Adriatico restano fuori i progetti delle altre 3 province di Chieti, Pescara e L’Aquila”.

Il Programma di cooperazione transfrontaliera IPA Adriatico riguarda tre progetti: il primo della Priorità Cooperazione economica, sociale e occupazionale per 3 milioni e 300 mila euro “ha come capofila la Regione Abruzzo – continua la nota – settore attività internazionali (delega del presidente Chiodi); il secondo della priorità Risorse naturali e culturali per 4 milioni e 453 mila euro ha come capofila sempre la Regione Abruzzo con la delega del presidente Chiodi; il terzo progetto della priorità ‘Accessibilità e network’ per 2 miloni e 319 mila euro ha come capofila la Provincia di Teramo, ovviamente la provincia di Chiodi”.

“Quindi finanziamenti per 10 milioni di euro – continua Melilla – saranno gestiti dal settore del Presidente Chiodi (2) e dalla Provincia di Teramo (1).Tutto ciò merita una riflessione perchè l’Abruzzo ha cittadini che abitano in 4 province. E anche per i progetti presentati per il Programma Adriatico dai vari assessorati regionali (dalle attività economiche ai trasporti): nessuno di essi è stato finanziato mentre i 2 presentati da Chiodi sono stati finanziati”.

“Avevamo definito – prosegue – in un recente comunicato ‘Chiodi il sultanetto della Regione Abruzzo’ visto che è Presidente della Giunta, pluriassessore, commissario straordinario per la sanità, commissario per la ricostruzione dell’Aquila eccetera. Dobbiamo ora aggiungere che ha una certa predilizione per i finanziamenti alla sua provincia di appartenenza nel solco di una ben conosciuta pratica clientelare del potere politico”.