L’AQUILA – “Sui fondi ‘Carfagna’ c’è chi, come Antonio Morgante, dice cose false o inesatte. Il Comune dell’Aquila non ha mai avuto quei fondi a disposizione, sono stati sbloccati da poco e destinati alla Provincia dell’Aquila che di intesa con il Comune dovrà provvedere a ‘incanalarli’ per progetti su questo territorio”.
Lo afferma l’assessore comunale dell’Aquila alle Politiche sociali, Emanuela Di Giovambattista, in riferimento ai 3 milioni di euro stanziati dopo il sisma del 6 aprile 2009 per la realizzazione di un centro antiviolenza, ‘diventati’ 1,5 dopo che l’altra metà era stata girata alla Chiesa aquilana per un altro progetto.
Entrambi i progetti non erano però mai stati realizzati.
Si tratta di soldi dei ‘fondi Carfagna’, finiti di recente sulle cronache nazionali e sui quali c’è un’inchiesta della procura della Repubblica dell’Aquila. I fondi erano stati assegnati dall’allora commissario per la ricostruzione, Gianni Chiodi, alla consigliera di parità d’Abruzzo, Letizia Marinelli, che si è scoperto essere amante di Chiodi, con un’ordinanza, la 3978 dell’8 novembre 2011 firmata dall’ex premier, Silvio Berlusconi, d’intesa con la Regione Abruzzo.
“Finalmente – le parole della Di Giovambattista in conferenza stampa nella sala ‘Eude Cicerone’ di Villa Gioia – grazie al maxi emendamento approvato con la legge di Stabilità firmato dalla senatrice Stefania Pezzopane, i tre milioni di euro che erano stati divisi impropriamente in due parti, un milione e mezzo alle Diocesi, un milione e mezzo di euro alla consigliera di parità della Regione Abruzzo, sono disponibili, ma è bene spiegare che in questi anni il Comune dell’Aquila non ha mai avuto a disposizione questi fondi, nonostante il responsabile della segreteria di Chiodi, Antonio Morgante, accusi il Comune di non averli utilizzati. Sono state dette cose false, è giusto fare chiarezza”, polemizza l’assessore.
Secondo la Di Giovambattista, che ha brandito carte e documenti ufficiali, “il milione e mezzo di euro in quesrtione in realtà è sempre stato nelle casse della Regione Abruzzo, ma senza mai essere finalizzato col progetto della consigliera di parità Marinelli. Il progetto Samaria, invece, è stato ricusato dalla Corte dei Conti nel 2012. Poi, su sollecitazione della presidenza del Consiglio dei ministri, che a giugno del 2013 ha predisposto un tavolo di lavoro per arrivare alla definizione e alla canalizzazione dei fondi, sono stati richiamati la Regione Abruzzo e gli uffici competenti che in via ordinaria hanno il compito della programmazione degli interventi sociali. I fondi dovevano essere ‘canalizzati’ in un progetto”.
“Sui documenti – spiega l’assessore – la storia è chiarissima. I fondi arrivano alla Regione nel 2012 dopo l’Opcm del 2011, il presidente Chiodi a quel punto si affida a un decreto attuativo, approva il progetto Samaria poi ricusato a settembre dello stesso anno dalla Corte dei Conti. Soldi congelati, fermi. Per il progetto della consigliera di parità, invece, viene data una scadenza: 30 giorni dalla data di emissione del decreto per presentare un progetto di massima, ma la stessa consigliera si lamenta con dei documenti ufficiali sull’assenza di indicazioni e linee guida”.
“Il 30 agosto la Marinelli presenta comunque un progetto, in pratica quindici giorni dopo – dice ancora l’assessore – ma da quel momento il governatore Chiodi non le dà risposte. A marzo del 2013 è lo stesso presidente della Regione a comunicare alla presidenza del Consiglio dei ministri che, conclusa la gestione commissariale, non può più portare avanti questo tipo di progetti. Ecco cosa è successo, altro che ‘soldi piovuti addosso a sorpresa’ come detto dal presidente della Provincia, Antonio Del Corvo“.
“Se il Comune dell’Aquila avesse avuto quei fondi, li avrebbe di sicuro utilizzati per finanziare alcuni dei tanti progetti sul sociale di cui il nostro territorio ha davvero bisogno. Adesso che i fondi ci sono, possono essere utilizzati”, conclude la Di Giovambattista. (r.s.)





