L’AQUILA – Gli assessori passano, ma le multe restano. Nei giorni in cui la politica regionale era monopolizzata dal rimpasto di Giunta, i dirigenti della Regione sono andati al ministero dell’Ambiente per cominciare a quantificare l’infrazione della Comunità europea che l’Abruzzo dovrà pagare per i suoi fiumi, come già anticipato da AbruzzoWeb.

Una stangata arrivata perché, negli ultimi 15 anni, le classi dirigenti che si sono succedute non sono state capaci di bonificare i fiumi, mancando l’obiettivo stabilito dalla direttiva “Acque” del 2000 dell’Unione europea, che obbligava anche questa regione ad adoperarsi per far sì che, entro il 2015, tutti i fiumi raggiungessero lo stato ambientale definito “buono”.

E che il salasso sarà inevitabile lo conferma ad AbruzzoWeb Mario Mazzocca, l’ex assessore regionale all’Ambiente in quota Sinistra ecologia libertà che ha dovuto lasciare il posto (suo malgrado) ad Andrea Gerosolimo di Abruzzo civico e non è detto che si accontenterà della carica di sottosegretario, pur mantenendo le deleghe ambientali ma con una minore operatività.

“Non si potrà fare nulla – commenta Mazzocca – Oramai è troppo tardi, la multa ci sarà e sarà milionaria: a Roma, nel corso della riunione al ministero, lo si dava già per scontato, va solo stabilito il quantum”.

Non sarà neanche l’unica multa europea pagata dall’Abruzzo. A fine 2014, infatti, la Corte di Giustizia europea ha condannato l’Italia a pagare 80 milioni di euro per le 185 discariche di rifiuti abusive che non sono state mai bonificate. E il governo ripartirà anche questo salasso tra tutte le Regioni inadempienti e corresponsabili.

Tra queste anche l’Abruzzo, dove le discariche abusive da bonificare sono 25. E da dicembre 2014 a giugno 2015, termine ultimo dato dall’Europa per avviare gli interventi e evitare ulteriori penalità, ne sono state bonificate soltanto 3.

Se la sanzione su fiumi non potrà essere evitata, potrà almeno essere mitigata. “Le sanzioni europee – spiega Mazzocca – si dividono in una parte fissa e forfettaria, e da quote annuali che dipendono dagli interventi che vengono adottati per rispettare la direttiva”.

Quota annuale che, però, potrà essere risparmiata al contribuente abruzzese, solo se si cominceranno, per esempio, a realizzare e mettere in funzione i depuratori, applicando il piano di tutela delle acque, per anni ignorato e snobbato.

Potendo così esibire a Bruxelles analisi meno impietose di quelle attuali, secondo le quali, in Abruzzo, in base ai campionamenti dell’Agenzia regionale per la tutela dell’ambiente (Arta) c’è una trentina di fiumi classificati come “scarsi” (codice arancione), e “pessimi” (codice rosso), e in questa categoria ci sono anche i maggiori corsi d’acqua: l’Aterno in Provincia dell’Aquila, il Pescara, il Saline e l’Alento in provincia di Pescara, il Tordino e il Piomba in provincia di Teramo.

Eppure oggi i fiumi dovevano essere tutti “buoni”, lo aveva promesso nei suoi slogan elettorali anche il governatore, Luciano D’Alfonso.

Di chi la colpa? Nel dossier che Mazzocca ha consegnato alla commissione Vigilanza convocato sullo stato delle acque balneabili in Abruzzo, ha evidenziato i grandi ritardi con cui sono state negli ultimi anni gestiti i fondi per realizzare depuratori, rifare acquedotti e fognature, puntando il dito contro le presunte omissioni della precedente Giunta di centrodestra di Gianni Chiodi.

Stizzita la replica del consigliere di Forza Italia Mauro Febbo, che ha ricordato a Mazzocca che “i fondi ingentissimi per realizzare i depuratori li ha trovati il centrodestra, e semmai l’immobilismo, che ora pagheranno i contribuenti, va imputato al governo regionale di centrosinistra ancora precedente: quello di Ottaviano Del Turco“.