PESCARA – “Sorgi colpisce ancora: niente valutazione d’impatto ambientale (Via) per una centrale sul fiume Vomano”.

L’accusa arriva dal capogruppo di Rifondazione comunista in Consiglio regionale, Maurizio Acerbo, per il quale questa è “l’ennesima dimostrano di come non si tutelano i fiumi abruzzesi e della necessità di un cambio della governance”.

“Se lo stato dei fiumi è peggiorato a me sembra evidente che Goio, Caputi e Sorgi dovrebbero essere sostituiti nei ruoli che ricoprono”, sbotta Acerbo, in riferimento rispettivamente al commissario straordinario per la messa in sicurezza, Antonio Goio, al direttore regionale del Ciclo idrico integrato, Pierluigi Caputi, e al direttore regionale Affari della presidenza, Antonio Sorgi.

Secondo Acerbo, “questa vicenda aiuta a far comprendere le responsabilità della gestione del super-direttore Sorgi alla guida del Comitato Via”.

LA NOTA COMPLETA

Anche nell’ultima seduta del Comitato Via il direttore Sorgi ha confermato quanto sostengo nella mia risoluzione circa l’opportunità di una sua sostituzione.

A ennesima dimostrazione che ai fiumi non fa bene il suo stile di direzione, il comitato da lui “presieduto” ha deciso di non sottoporre a valutazione d’impatto ambientale una richiesta di derivazione dal fiume Vomano per una centrale idroelettrica privata.

Sul progetto c’era il parere molto critico dell’Arta e nel precedente esame il comitato Via aveva formulato il “preavviso di rigetto” del progetto.

Proprio sulla base del vergognoso Piano di Tutela delle Acque made in Caputi di cui parlo nella risoluzione è stato dato il via libera. Povero Abruzzo!

La cosa è molto grave perché non si tratta di un parere favorevole a una valutazione d’impatto ambientale. In realtà hanno valutato una “verifica di esclusione”.

Ovvero: il Ccr Via doveva dire se c’era o no un rischio d’impatto ambientale (e in tal caso doveva deliberare di sottoporre l’opera a procedura di Via) oppure se l’opera è così innocua, priva di impatti significativi, da poter essere esclusa dalla procedura di Via.

L’esito, quindi, è stato il seguente: non si sottoponga l’opera alla procedura di Via perché non ci sono problemi di sorta.

Invece i problemi ci sono e su due in particolare la Commissione non avrebbe dovuto/potuto deliberare l’esclusione.

1) la condotta ai piedi dell’argine, che rischia di intercettare la falda sotterranea impedendo la connessione falda/fiume. Così l’acqua piovana infiltratasi nel sottosuolo verrebbe impedita a raggiungere il fiume mentre il fiume in caso di piena è impedito a scaricare acqua nel sottosuolo ricaricando la falda e spegnendo l’energia della piena. Queste sono competenze della Via e non solo competenze “burocratiche” del genio civile!

2) Le obiezioni formulate dall’Arta circa il non raggiungimento degli obiettivi di qualità fissati per il 2015. Tali obiettivi di qualità sono (vengono e verranno) valutati mediante tecniche tese a misurare il grado di “integrità ecologica” del fiume, attraverso lo studio della presenza delle comunità animali e vegetali “giuste”, che ci dovrebbero essere.

Il D.Lgs 260/2011, allo scopo, impone lo studio delle comunità zooologiche degli invertebrati acquatici (insetti, crostacei, sanguisughe ecc), dei pesci, delle macrofite acquatiche e delle microalghe (Diatomee).

Se ci sono i viventi “giusti”, che cioè ci devono essere necessariamente in un fiume, allora si attribuisce il giudizio di buono stato e vuol dire che l’acqua è in buone condizioni per la natura, per l’uomo e per le generazioni future.

L’opera, non c’è dubbio, contribuisce alla artificializzazione del fiume, va in direzione opposta al risanamento ecologico (rinaturalizzazione) imposto dalla Direttiva quadro 60/2000/CE recepita dal D.Lgs 152/06 cosiddetto “Testo Unico Ambientale”.

Tanto lo sa l’estensore del parere, che per pararsi il c. da future possibili conseguenze (Corte dei conti in caso di infrazione) aggiunge che “resta fermo che l’intervento di che trattasi non dovrà precludere il raggiungimento degli obiettivi comunitari sullo stato di qualità delle acque”.

Ma se è proprio la Via lo strumento che deve garantire di non precludere eccetera, come fa a escludere l’intervento dalla procedura completa di Via? Forse perché sa che con tale procedura, completa, codificata, non sarebbe stato possibile approvarlo?