L’AQUILA – “Fissando in volto il gelo”: questo il titolo di un’opera, pubblicata dall’editore Terre d’ulivi, che raccoglie poesie e note critiche di un’ottantina di poeti, filosofi e filologi che, tra il novembre del 2021 e il novembre del 2022, hanno animato il blog Fissando in volto il gelo – Poeti contro il green pass.
“Come forse alcuni sanno, anch’io mi sono battuto vigorosamente (spalla a spalla con Carlo Cuppini, che è fra i poeti antologizzati) contro una misura che ho sin dal primo giorno ritenuto liberticida, incostituzionale e priva di logica, oltre che pericolosissima in quanto alla fondazione di un precedente (la cosiddetta finestra di Overton per cui se è lecito fare questo, in futuro potremo fare questo e quest’altro)”, scrive sul suo profilo Facebook lo scrittore aquilano Enrico Macioci.
“È trascorso del tempo, e come quasi sempre accade la tendenza principale – perché la più comoda – è stata quella di rimuovere, o di ficcare la testa sotto la sabbia. Vero, il green pass era infondato dal punto di vista scientifico e dunque non garantiva affatto, come promise solennemente Draghi in conferenza stampa ufficiale, di ‘trovarsi fra gente non contagiosa’; ma poco male, è acqua passata ormai, possiamo tirare avanti e occuparci delle prossime emergenze – prosegue Macioci – così come sono acqua passata le centinaia di migliaia di persone discriminate sul posto di lavoro o di studio, sospese, affamate, private dello stipendio, escluse dal bancone di un bar, dallo spalto di un teatro, dalle sedie di un cinema o di un ristorante, dagli attrezzi di una palestra, dai seggiolini di un autobus”.
“Così come è meglio voltare il capo dall’altra parte quando si ammette, seppure a mezza bocca, che il virus potrebbe avere avuto un’origine artificiale – un’ipotesi che, pur apparendo fin da subito quantomeno plausibile, condannava chi osasse anche solo ventilarla alla gogna del complottismo… Fenomeni tutti uniti, e che vanno a formare la grande narrazione impostaci dal mainstream in un misto di ignoranza, violenza e ipocrisia”, si legge ancora sulla pagina Facebook dello scrittore aquilano.
“E invece non bisogna dimenticare nessun dettaglio. La memoria è spesso tutto ciò che abbiamo per sventare il ripetersi delle tragedie. La memoria è l’atto controintuitivo da opporre a un mondo in cui tutto scorre troppo in fretta. A tal fine un libro del genere assume un valore doppio: artistico e documentale. Qualcosa, sebbene in modo goffo e ritardato, si sta smuovendo nella ricostruzione di ciò che a livello politico, civile, penale e sociale si verificò durante la pandemia; qualcos’altro si smuoverà. Ma intanto c’è questo libro da conficcare, come un diamante, nella pelle dura, cieca e sorda della storia. Resterà nel proprio cantuccio? Probabile. Ma quando mai una verità scomoda ha usufruito delle prime pagine dei giornali? Intanto il libro esiste, circola e raggiunge esattamente chi deve raggiungere – come accade per ogni libro degno di questo nome”, conclude Macioci.





