L’AQUILA – È senz’altro esagerato evocare l’archetipa statua della mamma Maria fatta piazzare all’ingresso dell’ufficio Sinistri dal feroce Direttore Gran Maestro Catellani, dinnanzi a cui i dipendenti dovevano prostrarsi e rendere onore, immortalata nella saga cinematografica di Fantozzi.

Ma ugualmente malcelato fastidio e ostilità, suscita da anni lo schiacciasassi blu, munito di un pesante rullo compressore metallico rosso fuoco, donato dall’Anas, che l’ex presidente della Regione Luciano D’Alfonso, ha fatto collocare all’inizio del 2015 all’ingresso di palazzo Silone a L’Aquila, sede della Giunta regionale. Spendendo anche circa 5 mila euro (non 30 mila euro come precedentemete scritto erroneamente), per realizzare una pedana di cosolidamento e punti luce. 

D’Alfonso è andato a fare il senatore del Pd dopo le elezioni alle politiche, e le dimissioni da governatore hanno dato il là alle consultazioni anticipate, perse dal centrosinistra. 

Resta ancora a ricordarlo, all’ingresso di palazzo Silone, il plastico simbolo e subliminale memento, assicurano i dipendenti, della sua risolutezza nell’intraprendere un’epocale azione riformatrice, sbriciolando anche l’inefficienza dell’apparato burocratico, e i commendevoli andazzi negli uffici, dietro le vetrate a specchio del palazzo. 

Ora però, da quanto trapela, alcuni dipendenti di palazzo Silone sono pronti a chiedere al nuovo presidente del centrodestra Marco Marsilio di rimuovere l’ingombrante presenza.

Come attestato dagli atti dei lavori del consiglio regionali e dei vari convegni, D’Alfonso, dando sfoggio della sua proverbiale creatività lessicale, ha del resto definito i dipendenti della Regione, o almeno parte di essi, “sangiaccati”, evocando i feudi del potere amministrativo durante l’impero ottomano, o ancora esponenti del “club degli aperitivi”, o anche “ventisettisti”, che aspettano cioè solo il giorno del pagamento dello stipendio.

Il mitico schiacciasassi, come detto, è stato donato dall’Anas, di cui D’Alfonso è stato dirigente. Inizialmente è  stato circondato da eleganti piantane con cordoni. Poi ci si è resi conto che il suo peso gravava eccessivamente sul pavimento, e sui magazzini sottostanti, si è così provveduto, a realizzare una  pedana di consolidamento, e con l’occasione sono stati allestiti punti  illuminazioe, a valorizzare ed enfatizzare la forma e i colori dell’istallazione.

Al di là della schiacciasassi, non è un mistero che il rapporto tra D’Alfonso e la tecnostruttura è stato a dir poco tormentato, a causa sopratutto della riforma epocale che ha introdotto la figura del direttore generale e ridisegnato i dipartimenti, determinando giri di valzer tra dirigenti da un ufficio e l’altro, e anche da una città all’altra. Uffici che però, in non pochi casi, sono rimasti sguarniti di personale. E in termini più generali per la tendenza dell’ex presidente ad accentrare i procedimenti amministrativi sotto il suo stretto controllo, e quello del suo nutrito staff di collaboratori dell’ufficio di presidenza, oltre 30, assunti con contratti temporanei, senza bando e ad intuitu personae.

Ora che ad essere travolta da uno schiacciasassi, quello elettorale del centrodestra e della Lega, è stata, dopo il voto di domenica 10 febbraio, la tormentata stagione politica del centrosinistra di D’Alfonso, molto probabilmente il pesante mezzo sarà rimosso, a sancire la fine di un’epoca.