L’AQUILA – “La scelta di candidarmi è maturata dopo anni di attivismo politico e per me abruzzese ‘fuori sede’ che ha studiato qui a Bologna, un tema fondamentale è quello dell’accesso alla casa, visto che gli affitti stanno raggiungendo costi insostenibili. Questa città deve acquisire la consapevolezza che deve la sua ricchezza anche a chi decide di venirci a vivere, per studiare e lavorare, e dunque occorre un’accoglienza reale, concreta, che non ponga barriere di censo”.
Un “figlio d’arte”, abruzzese doc, che si candida alle elezioni amministrative di Bologna del 3 e 4 ottobre: è Fabio D’Alfonso operatore sociale, di soli 27 anni, in campo con la lista “Coalizione civica e coraggiosa”, in appoggio al candidato sindaco del centrosinistra, Matteo Lepore .
Suo padre è Alfonso D’Alfonso, stimato imprenditore agrituristico di Capestrano, in provincia dell’Aquila, storico esponente centrista, candidato non eletto della lista “Solidali e popolari”, a sostegno del candidato presidente del centrosinistra Giovanni Legnini, alle elezioni regionali del febbraio 2019. Ex assessore provinciale dell’Aquila, giovanissimo, ex presidente Arpa e vicepresidente della Sangritana, società dei trasporti ora inglobate nella Tua. Solo per citare alcuni degli incarichi ricoperti.
“Con mio padre, ovviamente, in queste settimane mi sto confrontando costantemente – spiega Fabio D’Alfonso -. Abbiamo percorsi politici diversi, ma a lui devo riconoscenza per avermi trasmesso la passione per la politica, e senza mai impormi nulla, senza condizionare le mie scelte. Certo è che la realtà bolognese è molto diversa da quella in cui vive e che conosce bene, dunque gli schemi e i temi della politica sono differenti”.
Fabio D’Alfonso a Bologna ci vive e conta di restarci, l’Abruzzo gli manca, ma non lesina giudizi poco concilianti.
“Non è stato facile andarsene – ricorda il giovane candidato – ho vissuto a L’Aquila, a Pescara e anche a Capestrano. L’Abruzzo è una regione meravigliosa, ma è una regione del Sud, con tutte tutte le problematiche conseguenti, dal punto di vista culturale, economico e sociale. Soprattutto per i giovani è difficile trovare uno sbocco lavorativo che risponda alle competenze, alle aspettativa sulla base dei titoli di studio conseguiti. Tanti miei amici sono stati costretti ad andarsene, e li ho ritrovati qui a Bologna, dove ci sono tantissimi abruzzesi”.
Ma tiene ad aggiungere: “Bologna è una città viva dal punto di vista culturale, una realtà che oggettivamente offre molte più possibilità. Anche se non va idealizzata, visto che molti problemi ci sono anche qui. E non è un caso pertanto che ho deciso di candidarmi e metterci la faccia, per dare il mio contributo a cambiare le cose”.






