L’AQUILA – Disavventura a buon fine per un terremotato aquilano, Antonio Congeduti.
L’alloggio del progetto C.a.s.e. gli era stato revocato dopo 15 giorni dal suo trasferimento, con la motivazione che, studiando la figlia fuori ”cratere”, l’uomo andava considerato single.
Dopo più di un anno di battaglie legali e ricorsi, però, Congeduti ha vinto il ricorso al Consiglio di Stato a cui la Struttura per la gestione dell’emergenza (Sge) si era appellata dopo la sentenza del Tar che aveva dato ragione al ricorrente.
Oltre che a dover confermargli l’alloggio, dov’è sempre rimasto, la stessa Sge è stata condannata anche a pagare le spese processuali sostenute dal signor Congeduti.
“Sono soddisfatto soprattutto per L’Aquila, la mia città – ha dichiarato il signor Antonio dopo aver appreso la decisione del Consiglio di Stato – è stato scritta una nuova storia sulla gestione dell’assistenza alla popolazione. Questi comportamenti devono finire”.
Questi i fatti. Il signor Congeduti nella notte del 6 aprile 2009 ha perso la casa in cui viveva con sua figlia, che si trovava in un palazzo di via XX settembre, “così tanto danneggiato che lo stesso Ennio Morricone, durante una sua visita all’Aquila, guardandolo ha detto che sembrava un palazzo bombardato di Beirut”, ricorda.
Lui e sua figlia, dopo nove mesi di tenda e nove mesi di albergo, hanno ottenuto l’alloggio del progetto Ca.s.e. , che gli è stato però tolto dopo 15 giorni.
“Con la revoca della Sge – racconta Congeduti – firmata dalla dottoressa Paola Giuliani (bersagliata oggi da una contestazione tramite cartelloni anonimi, ndr), mi si è intimato di lasciare l’alloggio entro cinque giorni”.
Il motivo? “Sostenevano che non avessi i requisiti perché mia figlia studia a Bologna e io automaticamente venivo considerato come ‘single’”.
Il signor Congeduti ha deciso quindi di fare ricorso al Tar contro la decisione della Sge. Un ricorso che ha vinto, pur dovendo pagarsi le spese legali.
Contro la sentenza del Tar, però, la Sge ha voluto appellarsi al Consiglio di Stato, che ieri ha ascoltato le due parti e oggi ha reso pubblica la decisione in cui condanna la Sge a pagare, questa volta, anche le spese sostenute dal signor Congeduti.
Un sospiro di sollievo per il signor Antonio, visto che si tratta di spese molto elevate, “sicuramente non affrontabili da una famiglia terremotata”. (e.m.)



