PESCARA – Sembra poggiare su solide basi l’ipotesi che l’incendio scoppiato, martedì mattina alle 8, in pieno centro, sia di origine dolosa. A prendere fuoco, un’isola ecologica all’angolo tra via Roma e via Fiume, sistemata proprio davanti a una delle vetrine della banca Intesa San Paolo, divorata dalle fiamme così come il locale adiacente. E in quel punto, come riporta il Messaggero, non esistono telecamere: ne esiste una ma si trova all’ingresso della Ztl all’incrocio tra via Roma e corso Vittorio, e riprende soltanto le targhe al passaggio delle auto.
A occuparsi delle indagini è la Digos. Vanno avanti senza tralasciare nulla e nessuna pista: dall’atto di vandalismo a un atto rivolto contro la banca. Anche se rivendicazioni non sono arrivate, resta aperta l’ipotesi dell’attentato di matrice anarchica, vista la protesta che sta divampando in tutta Italia e non solo a sostegno di Alfredo Cospito, da 106 giorni in sciopero della fame contro il regime di 41 bis a cui è sottoposto.
E poi c’è da considerare che Cospito è originario di Pescara, per cui non si esclude che qualcuno dalla sua terra e dalla sua città abbia voluto far sentire il sostegno alla causa attraverso un gesto eclatante, compiuto in pieno centro e in una delle ore di punta, scatenando il panico generale.
Nel giro di pochi secondi, l’inferno: fiamme alte 10 metri, un palazzo di sette piani, quello in cui si trova l’istituto di credito, evacuato, strade chiuse, circolazione bloccata e un’ampia area transennata. Come detto però nulla viene tralasciato.
Si stanno ascoltando tutte le persone che hanno visto divampare l’incendio e, quindi, negozianti, residenti della zona oltre al direttore e ai dipendenti della filiale di Intesa San Paolo e questo per capire se abbiamo subito minacce nell’ultimo periodo e se ci siano stati episodi particolari.






