PESCARA – Volano gli stracci tra le due fazioni in lotta per la segreteria e per le due candidature ritenute sicure per le elezioni politiche del prossimo anno: insomma, altro che accordo fatto e congresso unitario, il 13 giugno in sei seggi elettorali, in Forza Italia Abruzzo.
Bocche cucite però da parte dei protagonisti che non hanno risposto al telefono a questa testata. Da quanto si apprende, sono volati stracci e si sono udite urla nel chiuso della stanza.
Nelle circa due ore di dibattito nel summit di Pescara tra i big di Forza Italia terminato poco prima delle 13, l’esito era forse scontato.
Il deputato e segretario regionale in carica dal 2013, il pescarese Nazario Pagano, 67enne deputato e presidente della commissione Affari costituzionali si è presentato al tavolo con una proposta blindata e di fatto non negoziabile: il congresso, il primo elettivo nella storia del partito, o sarà unitario o non si celebrerà per niente, il candidato unico sarà lui stesso, che sarà anche candidato alle prossime Politiche del 2027.
E dulcis in fundo, è emerso anche che il secondo posto utile e sicuro per Forza Italia, per strappare un biglietto per Roma andrà alla teramana 45enne Antonella Ballone, presidente della Camera di commercio Gran Sasso, figlia di Agostino Ballone, patron della società di trasporto Baltour, candidata per Forza Italia alle elezioni europee del giugno 2025, prima dei non eletti, con 41.916 voti, nella circoscrizione Sud, componente del Consiglio di amministrazione della compagnia aerea Ita-Lufthansa, indicata nella lista del Ministero dell’Economia e delle Finanze come componente del cda dell’Enav, l’Ente nazionale per l’assistenza al volo, partecipata dello Stato che gestisce lo spazio aereo.
A dare supporto a Pagano, nella riunione, il sindaco di Pescara Carlo Masci, che in sostanza ha affermato che squadra che vince non si cambia, ricordando la grande crescita del partito in Abruzzo negli ultimi anni.
Proposta, se così si può chiamare, però inaccettabile per i suoi due principali contendenti, il 50enne presidente del consiglio regionale, il pescarese Lorenzo Sospiri, 8.822 voti alle regionali del 2024, e il 45enne assessore regionale alla Cultura e Sociale e presidente del consiglio comunale dell’Aquila, Roberto Santangelo, 9.600 voti.
Con il primo che ambisce legittimamente dopo quattro mandati in Consiglio regionale, due da presidente dell’assise, e alla luce del suo alto consenso elettorale, al passaggio del testimone al vertice del partito regionale ed anche ad una candidatura alle Politiche, ed anche l’ambizioso Santangelo, il più votato di Forza Italia nel 2024, avanza l’ambizione di andare in Parlamento.
Tenuto conto che Sospiri e Santangelo, con un congresso davvero contenibile e con più candidati, avrebbero potuto avere la meglio, controllando 9.000 sulle 14.000 tessere regionali. Ma, sic stantibus, per loro non ci sarà spazio in nessuno dei casi.
Masci da una parte e Sospiri, Santangelo e la consigliera di Sulmona Antonietta La Porta dall’altra, hanno dunque litigato di brutto: soprattutto Santangelo, naturalmente d’accordo con Sospiri, avrebbe negato che sia stato trovato l’accordo squadernato da Pagano, a livello nazionale, con tanto di benedizione del presidente del partito, vice premier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, e soprattutto con i veri dominus del partito, Marina e Pier Silvio Berlusconi, figli del fondatore Silvio Berlusconi.
A nulla in tal senso sarebbero valse le numerose telefonate che in particolare Tajani e il senatore Maurizio Gasparri avrebbero fatto per tutta la giornata di ieri a Sospiri e Santangelo, per provare a calmare le acque, ma ad ora con ben poche contropartite da mettere sul tavolo, che nella politica reale è quello che conta.
Tocca vedere ora che faranno Sospiri e Santangelo, quali saranno le loro prossime mosse. A preoccupare è in tal senso i contatti che Santangelo, mister preferenze di Fi, avrebbe già intavolato con Futuro nazionale di Roberto Vannacci e con la Lega, con un dialogo aperto con il sottosegretario al Lavoro e vice segretario federale Claudio Durigon. Ed anche Sospiri si starebbe guardando intorno.
Certo è che con buona pace di un congresso che seppur elettivo doveva essere all’insegna della concordia e dell’unità, dentro Forza Italia si è aperta una profonda crepa che non potrà non avere ripercussioni anche in Regione Abruzzo.
E c’è anche una terza corrente che gioco forza sarà costretta a dissotterrare l’ascia di guerra: quella dell’ex parlamentare, ex sindaco di Celano, nonché ex coordinatore regionale Filippo Piccone, 64enne imprenditore, tornato nel partito un anno fa e non certo per rivestire un ruolo di secondo piano e di peones. Quanto piuttosto anche lui con l’intento di scalzare il nemico di vecchia data Pagano.
Allo stato attuale, comunque, il vincitore di questa partita è proprio il deputato pescarese, che nei due mandati in Parlamento, prima come senatore ora come deputato, è riuscito a crearsi una rete di alleanze ai massimi livelli a cominciare con la famiglia Berlusconi e con il presidente Tajani. Per di più come presidente della Commissione Affari costituzionali avrà un ruolo da protagonista della partita epocale della nuova legge elettorale. E per lui anche questa è un punto di forza e una garanzia.
Ci sono però invero anche voci secondo le quali il congresso potrebbe svolgersi anche se non unitario, sempre che si riesca a trovare uno un minimo di compromesso per non mettere in scena una rissa.
Dalle poche notizie trapelate è questo il quadro, comunque parziale, che emerge sulle risultanze del summit.
I fatti vengono da fonti confidenziali non riconducibili ai protagonisti. A tale proposito, come detto, bocche cucite e telefono che hanno squillato a vuoto. E soprattutto nessuna nota ufficiale per una vicenda molto attesa, segnale di un comportamento discutibile a livello istituzionale ed etico, perché non tanto i media, ma i militanti, simpatizzanti e cittadini a cui si rivolge la informazione, hanno diritto a conoscere decisioni e resoconti di tavoli intorno ai quali si sono seduti rappresentanti istituzionali che hanno laute indennità pagate dalla collettività.
In questa occasione la responsabilità di comunicare sarebbe stata del coordinatore regionale che quindi ha perso un’occasione per dimostrare il rispetto nei confronti dei cittadini da parte della classe politica. Il silenzio, in ogni caso, prima della tempesta. f.t – b.s.





