PESCARA – Forza Italia ha fissato la data del congresso regionale in Abruzzo: l’appuntamento è il 13 giugno all’Aurum di Pescara. La convocazione è arrivata dal segretario nazionale Antonio Tajani su proposta del segretario regionale, il deputato Nazario Pagano. Un passaggio epocale, perché il nuovo presidente e i vertici del partito saranno eletti dagli iscritti, e non più nominati da Roma. Per conquistare una posizione strategica per decidere le candidatatene in primis alle politiche del 2027.
E in Abruzzo sono già partite le febbrili trattative, a riprova che il partito non è affatto unito, che pure era la precondizione, per non dire il diktat, formulato da Marina e Piersilvio Berlusconi, i veri dominus di Fi, e a cui Tajani si è piegato: celebrare congressi solo in quelle regioni dove si avrà la garanzia di un candidato condiviso, per scongiurare rese di conti e risse tra i troppi galli nel pollaio, in vista di un radicale rinnovamento, anche anagrafico.
Che però in Abruzzo il partito è unito lo ha assicurato a Tajani proprio Pagano, 68enne segretario dal 2013 annunciando la sua ricandidatura. Dimenticando di dire che la carica è invece contesissima con un aspirante neo segretario su tutti, il 50enne Lorenzo Sospiri, presidente del Consiglio regionale, che ha già annunciato che al congresso ci saranno eccome altre candidature, ed anche con i numeri per vincerlo, a cominciare dalla sua.
Stasera a Roma si sono dunque incontrati in gran segreto, per una prima mediazione, Taiani, Pagano, Sospiri, e con loro l’aquilano 44enne Roberto Santangelo, assessore regionale alla Cultura e al Sociale e presidente del Consiglio comunale del capoluogo d’Abruzzo, e il segretario provinciale dell’Aquila il 60enne Gabriele De Angelis.
La cosa ha però fatto arrabbiare, perché escluso dalla trattativa, il gruppo legato a Filippo Piccone, 64enne imprenditore, ex consigliere regionale, ex coordinatore degli azzurri, ex parlamentare, ed ex sindaco della sua Celano, forte di un buon numero di tessere. E c’è ci ipotizza che possa scendere in campo per la segreteria anche lui, “rovinando” ulteriormente l’unità che potrebbero aver trovato Pagano e il duo Sospiri e Santangelo. Ma dal conciliabolo romano è comunque ignoto l’esito.
Caduta nel vuoto, in precedenza, la proposta che, da quanto si apprende da fonti interne al partito, avrebbe formulato Pagano nel corso di un esecutivo regionale a Pescara andato in scena nei giorni scorsi agli altri big azzurri. Così riassumibile: “facciamo il congresso unitario a giugno, con la mia conferma, e poi mi ricandido in parlamento il prossimo anno e passo la mano della segreteria regionale, per lasciare spazio al rinnovamento”.
Pagano ha dunque convinto Tajani a convocare lo stesso il congresso, contando ora di trovare una quadra, in una trattativa che mette sul piatto anche le candidature alle politiche, e poi alle regionali del 2029. Che l’unità non ci sia, lo conferma anche il fatto che saranno sei i seggi in regione.
Sospiri al quotidiano Il Centro ha definito poi il congresso unitario, come assicurato da Pagano, uno scenario certo “non irrealistico”, ma “per come sono messe le cose ottimistico” aggiungendo che l’unità “è un auspicio non un obbligo”, definendo il partito “un “cantiere aperto” e ha pronosticato che la possibilità di un accordo “è al 50% e 50%”
Se queste sono le premesse, ha una ben più alta percentuale di possibilità lo scenario in cui, senza accordo, Sospiri punterà da subito alla segreteria con buona pace della candidatura unitaria, contro Pagano, tenuto conto che, come confermano da fonti interne al partito, controllerebbe direttamente e indirettamente circa 9mila delle 14mila tessere, assieme ai suoi alleati Santangelo, eletto per un secondo mandato alle regionali del marzo 2024, entrato in Forza Italia pochi mesi prima, e risultando primo tra gli azzurri alle urne con 9.600 voti .
E alleato di Sospiri era dato, almeno fino all’incidente diplomatico citato, Piccone, tornato in Fi a gennaio dell’anno scorso, dopo una poco fortunata adesione al Nuovo Centrodestra e poi in Alternativa Popolare e con l’intendimento di scalare nuovamente i vertici del partito, con obiettivo il ritorno in Parlamento. Con Sospiri anche come pure la consigliera regionale Antonietta La Porta, ex Lega, 58enne sulmonese.
Le altre 5.ooo tessere sono invece di Pagano, del sottosegretario di Giunta con delega al Turismo, il 58enne Daniele D’Amario, di Francavilla, e del capogruppo degli azzurri in Consiglio, il teramano 54enne Emiliano Di Matteo come pure De Angelis.
Ancora: Sospiri, in consiglio regionale dal 2009, anche in una recente intervista a questa testata ha dichiarato pubblicamente di aspirare legittimamente alla segreteria e pure ad una candidatura blindata alle Politiche.
Ha però Sospiri in replica ad un articolo di Reteabruzzo.com, smentito categoricamente di aver “mai inviato una nota, una lettera o qualsivoglia presunta comunicazione alla Direzione nazionale di Forza Italia, né tantomeno al Presidente Tajani, per chiedere la mia nomina a Coordinatore regionale di Forza Italia o un collegio sicuro alle prossime elezioni politiche nazionali”. Aggiungendo che “per formazione politica, umana e sociale, sono sempre stato convinto che cariche, candidature o nomine vadano meritate o conquistate democraticamente, certamente non vanno chieste”.
Del resto Sospiri sarebbe dovuto diventare segretario già all’indomani delle elezioni politiche del 2022, in virtù di un accordo che prevedeva che se il senatore uscente Pagano fosse stato rieletto deputato, e Sospiri non fosse stato eletto al Senato, come avvenuto, ci sarebbe stato almeno il passaggio di testimone in segreteria. Ma questo non è avvenuto.
La conquista della segreteria regionale, come detto, è una partita decisiva proprio per le candidature alle politiche del 2027, perché è lì che si decidono i posti in lista sicuri e blindati, in un partito che anche se dovesse centrare l’obiettivo di arrivare al 20%, rispetto all’attuale 12%, potrebbe aspirare a 3 o massimo 4 eletti, con molti più aspiranti per staccare un biglietto per Roma già con le valige pronte, a cominciare dai citati Pagano, Sospiri e Piccone.
Con l’incognita della riforma elettorale, che in una bozza vergata da Massimo Villone, professore emerito di diritto costituzionale, rischia però di avvantaggiare Fratelli d’Italia, a danno degli alleati della coalizione Fi e Lega, aprendo una nuova crepa nel centrodestra di Giorgia Meloni, per il quale intanto pronosticano una parabola discendente dopo la sconfitta del referendum. f.t.





