L’AQUILA – San Giuseppe con i falò serali, la tradizionale preparazione delle zeppole, le tipiche frittelle zuccherate, e la festa del papà, convergono tutte in una data, quella del 19 marzo.

L’origine pare essere la stessa e come sempre in questi casi bisogna risalire al paganesimo antico per scoprirne di più.

La tradizione dei falò, infatti, che ardevano a migliaia in tutte le vallate in occasione del particolare momento astronomico dell’equinozio, è un rito di purificazione agraria che nel passato pagano segnava il passaggio dall’inverno alla primavera e dove veniva bruciato sul rogo un fantoccio raffigurante un’anziana che simboleggiava l’inverno.

Da lì la tradizione pagana si è fusa per sempre con quella cristiana celtico-irlandese dei monaci di San Colombano, arrivati in epoca longobarda, giungendo fino ai nostri tempi.

La festa del papà nasce ufficialmente nei primi decenni del XX secolo complementare alla festa della mamma per celebrare la paternità e i padri in generale; si decise di farla coincidere con il giorno di San Giuseppe in quanto padre putativo di Gesù.

Nella tradizione popolare San Giuseppe, sposo della Vergine Maria, è il santo protettore dei falegnami, dei poveri e dei derelitti e in questo giorno la più recente tradizione ricorda la sacra coppia di giovani sposi in un paese straniero ed in attesa del loro bambino, che si videro rifiutata la richiesta di un riparo per il parto. Questo atto viene ancora ricordato con l’allestimento di un banchetto speciale, la “tavola”, che simboleggia l’ospitalità dove a seconda del posto compaiono panini, dolci o piatti più elaborati.

La tradizione, infatti, vuole che i riti venissero accompagnati dalla preparazione in loco delle zeppole che, pur variando nella ricetta da regione a regione, sono l’alimento tipico di questa festa, in Abruzzo come in molte altre regioni.

La Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici regionale ha censito numerose tradizioni.

A Roccapia (L’Aquila) la festa coincide con il giorno dedicato al patrono, in cui si accendevano fuochi lungo tutto il paese. Ogni quartiere accendeva una piccola pira di frasche e ginepri mentre di sera si recitava il rosario intorno al fuoco e si cantavano motivi sacri. Alla fine ognuno portava via con se un po’ di carbone acceso benedetto. Oggi si accende un solo grande falò nella piazza principale del paese.

La sera del 18 marzo, in attesa del giorno seguente, la piccola comunità di Dogliola (Chieti) si raduna nella chiesa per partecipare alla liturgia in onore di San Giuseppe. La cerimonia prevede la benedizione di panini che il giorno successivo vengono distribuiti ai fedeli.

A Casalanguida (Chieti), località collinare del Medio Vastese, il 19 marzo la comunità si raduna nella chiesa parrocchiale di Santa Maria Maddalena per omaggiare con una liturgia San Giuseppe, “patrono della Buona Morte” e in tale occasione si svolge anche una fiera di merci e animali a cui confluiscono gli abitanti dei paesi limitrofi.

A Ortona (Chieti) il calendario prevede: solenni celebrazioni liturgiche, la tradizionale processione del simulacro del santo per le vie del quartiere, appositamente addobbate di luminarie, la fiera del dolce, una ricca pesca di beneficenza e giochi pirotecnici.

Rinnovando un’antichissima tradizione oggi i devoti di Monteferrante (Chieti) celebrano la festa di san Giuseppe con una rappresentazione della “Sacra famiglia” che vede interpretare San Giuseppe, la Madonna e Gesù bambino da abitanti del paese e con la preparazione delle “tavole”, un ricco banchetto un tempo allestito nelle case private di due famiglie più abbienti, i Massa e Berardinelli, e oggi in un ristorante locale.

Secondo alcune testimonianze orali l’uso delle tavole risalirebbe a un preciso desiderio del santo che sarebbe apparso ai capostipiti delle due famiglie per invitarli a condividere con i poveri del paese un pranzo e a perpetuare in suo onore tale usanza.

A Caruscino, frazione di Avezzano (L’Aquila) sorta nel 1951, furono costruiti cinque forni, rimasti attivi fino agli anni 70, per l’approvvigionamento del pane per i coltivatori ai quali erano state assegnate le terre del Fucino prosciugate dal principe Torlonia che per la festa di San Giuseppe si riaprono per rievocare e valorizzare le tradizioni del mondo rurale.

Anche la Festa dei fuochi di San Giuseppe, che quest’anno avrà luogo il 14 e il 15 aprile, a Sulmona (L’Aquila), ha origini molto antiche ed è strettamente collegata alla tradizione e alla realtà rurale della zona dove riti cereali venivano celebrati per scacciare dai campi gli “spiriti maligni” dell’inverno e sperare nei buoni auspici della primavera.