PESCARA – Nel nome della vittoria del diritto e della dignità Claudio Ferrante, presidente dell’associazione ‘Carrozzine Determinate’, combatte da anni una battaglia contro la disabilità, una realtà che troppo spesso viene considerata una malattia.
Tante, troppe persone non sono aiutate nella quotidianità dalla stessa città in cui vivono perché presenta barriere architettoniche che impediscono di avere abitudini normali, e questi limiti sono la reale disabilità.
La feroce battaglia condotta da Ferrante, giovane eroe di Montesilvano (Pescara), non è altro che una protesta indispensabile per il riconoscimento del diritto alla salute che, come ha sostenuto egli stesso, ha intenzione di condurre senza limiti proprio perché sono tante le ingiustizie che ogni giorno ostacolano la vita delle persone che hanno particolari esigenze.
Solo forza e coraggio hanno spazio nella vita di quest’uomo: non c’è spazio per la rabbia, che rappresenta solo un veicolo per andare avanti e combattere sempre di più per i propri diritti.
Claudio, lei sta conducendo una battaglia contro i limiti imposti da una città come Pescara, ma cosa si prova a vivere in una realtà non adatta alle proprie esigenze?
Per onestà anche intellettuale bisogna dire che molte città in Italia sono come Pescara, ma la cosa che rattrista è che non è concepibile che una città nata in pianura debba avere barriere architettoniche, questa è la dimostrazione che qualcuno le ha costruite. Il concetto è questo: bisogna partire da una grande rivoluzione culturale per dare una risposta a questa domanda che ci viene posta dall’Organizzazione mondiale della sanità ma anche dalla convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità, perché la disabilità non è una malattia e non lo dico io, lo dice il mondo intero.
Qual è la vera definizione di disabilità?
La disabilità è una condizione di salute in un ambiente sfavorevole; vivere in una città nella quale non si può entrare in un bar a prendere un caffè, non si può prendere un pullman, non si può entrare in una stazione, dove i parcheggi sono occupati da chi non ha titolo e dove persino le strutture sanitarie sono inaccessibili, basti pensare allo stesso ospedale civile di Pescara, rende la quotidianità troppo difficile. È come stare agli arresti domiciliari. Se si ha la forza, si esce allo scoperto, tentando l’inserimento in un contesto sociale. Se non si ha la forza, al primo gradino che s’incontra si torna a casa, perché poi la disabilità è data proprio da quel gradino. Vivere in una città che non è accessibile significa non godere delle pari opportunità.
Qual è la vera forza che spinge a combattere?
Io mi sono ammalato all’età di 13 anni, mi sono svegliato un mattino e non riuscivo più a camminare, ho affrontato molti interventi per questo e dunque ho avuto diverse ripercussioni psicologiche, perché il mondo e le prospettive di vita cambiano completamente in situazioni di questo tipo però a un certo punto della mia vita mi sono trovato a un bivio: o decidere di fare come spesso accade, ossia ‘solo chiacchiere’, o decidere di farmi valere e ottenere i miei diritti. Motivo per cui ho deciso di organizzare la straordinaria associazione ‘Carrozzine Determinate’ con cui combatto la discriminazione dei diritti dando voce anche a chi non ce l’ha.
Quando è nata l’associazione?
Nel 2010. Mi ricordo che eravamo nella città di Pescara e dovevamo andare a un convegno sulla disabilità, in quella circostanza eravamo in molti sulla carrozzina e abbiamo visto che quel luogo per noi era inaccessibile, e così abbiamo deciso che bisognasse fare qualcosa, addirittura battaglie forti incatenandoci davanti alle sedi delle istituzioni.
Qual è la situazione che ha veramente scatenato l’ira di chi, come te, combatte ogni giorno?
Una realtà: la costante violazione dei diritti umani, il fatto che una persona in carrozzina non venga considerata un essere umano e non abbia diritto alla libertà. Non ha diritto al movimento, non ha neanche il diritto all’assistenza a causa dell’uso improprio del denaro pubblico che viene sperperato indebitamente. La salute è al primo posto e la politica deve occuparsene: quando s’incontra una persona, infatti, la prima domanda che viene fatta è “Come stai?”.
Alle domande poste ai politici sono state date delle risposte esaurienti?
Sono state fatte centinaia di manifestazioni e abbiamo ottenuto tantissimo, se si pensa alla manifestazione che abbiamo fatto il 17 settembre 2013, dove abbiamo bloccato il Consiglio regionale proprio perché era una politica cattiva quella che stavano facendo, lontana dalle esigenze delle persone, direi che abbiamo ottenuto cose meravigliose. Per esempio abbiamo ottenuto la legge regionale sulla vita indipendente, abbiamo ottenuto 2 milioni e mezzo di euro per rifinanziare la legge sulle barriere architettoniche perché la Regione Abruzzo era l’unica regione a non averla finanziata, abbiamo anche ottenuto l’Osservatorio regionale sulla disabilità per meglio razionalizzare la spesa pubblica, abbiamo sbloccato una legge che impone ai sindaci di costruire senza barriere architettoniche altrimenti avranno un taglio dei fondi pubblici regionali.
Lei pensa che la politica sia sensibile a questi problemi?
Noi crediamo di no e crediamo di aver fatto un grande lavoro con l’associazione proprio nel sensibilizzare e io sono onorato di presiederla. La mia più grande vittoria è stata questa.
Qual è il prossimo passaggio che verrà fatto dall’associazione, alla luce del fatto che ci sono stati ottimi risultati?
Ci sono ingiustizie ogni giorno e quindi è un po’ difficile programmare, ma di sicuro è necessario fare molto di più anche a livello regionale, bisogna raddoppiare per esempio il finanziamento sulla vita indipendente. La politica è fatta di scelte, è vero che c’è una crisi in corso ma è una bugia dire che i bilanci sono vuoti solo perché il denaro pubblico è stato sperperato. Bisogna razionalizzare la spesa e dare risposte a chi ha esigenze maggiori.
Le è capitato mai di vivere momenti di sconforto, in cui ha pensato di arrendersi di fronte a questa dura e costante battaglia?
No, mai. Abbandonare significa lasciare spazio a una cattiva politica, alla vittoria di chi è lontano anni luce da quello che è il concetto di civiltà, democrazia e rispetto. A volte ho tanta rabbia dentro di me, ma poi questa rabbia la trasformo in proteste, manifestazioni e proposte, anzi mi dà una carica in più.






