L’AQUILA – Un vero e proprio disastro si abbatte sulla ricostruzione della chiesa di Santa Maria del Suffragio dell’Aquila, meglio nota come “delle Anime Sante”, uno dei simboli del centro storico e del terremoto del 6 aprile 2009, della quale si aspettava solo la fine dei lavori.

Macché: i lavori sono fermi, i soldi sono finiti, quelli nuovi non arrivano e, a coronare il tutto, la crisi di governo e le dimissioni del premier, Matteo Renzi, paralizzeranno gli organi che potrebbero sbloccare la vicenda, su tutti il Comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipe).

L’intervento nella chiesa è stato finanziato con la somma di quasi 7 milioni di euro, spartiti a metà tra il governo francese e la Protezione civile nazionale, svolti dalle ditte Italiana Costruzioni e Navarra Costruzioni in associazione temporanea. Ma per tagliare il traguardo mancano ancora 2,5 milioni che non ci sono.

“Siamo arrivati in maniera spedita alla quasi ultimazione dei lavori, sarebbe davvero un peccato dover interrompere l’intervento e allungare i tempi per la riconsegna di un monumento e un luogo di culto così importante per gli aquilani – spiegano ad AbruzzoWeb i dirigenti dell’Ati – E pensare che ci eravamo impegnati a dare l’agibilità per Natale a una parte della chiesa e a riconsegnare il tutto per il mese di marzo!”.

A lanciare per primo l’allarme è stato il responsabile unico del procedimento, l’architetto Claudio Finarelli, che lo scorso 10 novembre con una nota protocollata ha scritto al segretario regionale abruzzese per i Beni culturali, Stefano Gizzi, al quale ha sollecitato “un suo autorevole intervento per disporre nei tempi più brevi del finanziamento necessario al completamento dei lavori”.

Finarelli ha rimarcato che il bottino necessario di 2 milioni e mezzo “è stato inserito nel programma rimodulato della delibera Cipe 77/2015 di prossima approvazione”, precisando anche che “da notizie assunte informalmente, il Comitato Cipe dovrebbe riunirsi alla fine del mese corrente”, anche se così non è andato e l’attesa delibera, che contiene tutti i finanziamenti per la ricostruzione pubblica, con le dimissioni del governo dovrebbe rimanere ferma ancora un bel po’.

“Con l’emissione del quarto stato di avanzamento dei lavori (Sal, ndr), in corso di formalizzazione”, verrà raggiunto l’importo dei lavori attualmente finanziati, ovvero 4.794.163,04 euro, prosegue il funzionario dei beni culturali.

Secondo quanto appreso, ci sono stati problemi a reperire la somma per l’opposizione di alcuni sindaci del “cratere” a rimodulare gli stanziamenti Cipe, spostando quattrini da loro capitoli di spesa non ancora utilizzati al completamento della chiesa del capoluogo.

Il responsabile della struttura di missione sulla ricostruzione a palazzo Chigi, Giampiero Marchesi, non ha potuto fare altro che fermare la procedura con l’impasse che ne è nata.

E ora la crisi di governo ha sigillato del tutto gli spiragli visto che tra oggi e domani, una volta approvata la legge di bilancio e formalizzate le dimissioni, con l’esecutivo a decadere saranno anche il presidente del Cipe, che è lo stesso Matteo Renzi, e il segretario del Comitato, che è il sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio Luca Lotti.

Questa è una ricostruzione attesissima, rallentata anche da impasse burocratiche negli anni dovute alla difficoltà di gestire un progetto in tandem con un governo estero. Qualche settimana fa nell’ambito dei “cantieri aperti” era stato comunque annunciato il prossimo disvelamento della facciata ripulita e riparata, a oggi non ancora avvenuto e ora si è capito anche il perché.

Secondo quanto spiegato dai restauratori, per ricostruire la cupola, pronta al 90% dopo i crolli di sette anni fa che finirono anche in diretta tv, è stata riutilizzata una tecnica di costruzione che risale agli antichi Romani. Emozione, a febbraio, aveva destato il ritorno del suono delle tre campane della chiesa, mentre a settembre la cupola è stata in parte riscoperta.

Gizzi ha ricevuto la missiva di Finarelli, la seconda in tal senso dopo una prima data settembre, e “ribadendo l’urgenza di accedere a nuovi cospicui finanziamenti” ha trasmesso la missiva ai titolari degli uffici speciali dell’Aquila e del cratere, Raniero Fabrizi e Paolo Esposito, al segretario generale Mibact, Antonia Pasqua Recchia, al direttore generale del Bilancio dello stesso dicastero, Paolo D’Angeli, al sindaco del capoluogo, Massimo Cialente, alla soprintendente speciale Mibact per il cratere, Alessandra Vittorini e per conoscenza anche alla Curia aquilana. Ma la soluzione sembra davvero lontana.