CHIETI – “Sono pronto a fare il parlamentare, credo di meritarmelo dopo aver fatto tutta la gavetta al Comune e alla Provincia di Chieti e ora in Regione”.
È un discorso articolato ma diretto quello dell’assessore all’Agricoltura Mauro Febbo, un uomo con alle spalle una lunga esperienza di partito, con l’Msi prima, quindi con Alleanza nazionale e adesso con il Pdl.
Votatissimo nel Chietino alle ultime regionali, incassò circa 10 mila voti, non fa mistero di puntare al grande salto a Roma, e traccia un bilancio della sua esperienza dentro la Giunta retta dal governatore Gianni Chiodi, con una convinzione: “basta guerre tra bande nell’area dei moderati”.
L’Udc in Sicilia ha scelto il centrosinistra, cosa accadrà in Abruzzo?
Molto dipenderà dalle scelte nazionali ma il mio auspicio è che gli amici centristi trovino un accordo con il Pdl. Ho sempre creduto in quest’alleanza, per mia formazione personale, tra l’altro, trovo molti più punti di convergenza con i valori dell’Udc che con quelli espressi dagli ex di Forza Italia.
In Regione, però, dopo un periodo in cui avete flirtato con loro si sono stabilmente posizionati all’opposizione.
È un effetto della decisione dei vertici della Vela di differenziarsi dal centrodestra che spero possa essere rivista. L’area dei moderati è maggioritaria in Italia e deve trovare dei momenti di condivisione, spaccati, invece, si perde. Lo dimostra il fatto che la somma delle liste che hanno sostenuto Nello Musumeci con quelle a sostegno di Gianfranco Micciché avrebbe consentito di sconfiggere chiunque, se a queste aggiungiamo pure l’Udc si sarebbe superato il 50%. Dobbiamo smetterla con la guerra tra bande.
C’è, però, un dettaglio da non sottovalutare, in Sicilia Sel e Idv hanno corso per conto loro, ma in Italia e in Abruzzo questo non è scontato, e Pier Ferdinando Casini è stato molto chiaro: “Nichi Vendola e Antonio Di Pietro sono incompatibili con me”.
Il centrodestra sembra intenzionato a ripresentare il presidente uscente Chiodi, che ne pensa?
È il nostro candidato naturale, è la persona giusta per tentare il bis.
Lei sarà di nuovo in lizza o la sua strada va verso Roma?
Mi sento pronto per fare il parlamentare, non lo nego. Da uomo di partito ho fatto tutta la gavetta, sempre confrontandomi in prima persona con il consenso dei cittadini. Alle regionali del 2008 mi fu offerto il listino ma rifiutai, volevo misurarmi con le preferenze e così ho fatto. Spero che il nuovo sistema per l’elezione dei futuri deputati e senatori rimetta in mano alle persone la possibilità di scegliere senza liste bloccate di nominati.
Dovrà fare i conti con coloro che non hanno gradito la scelta di azzerare le province.
Abbiamo preso una decisione coerente con il programma del Pdl che prevede l’abolizione di questi enti. Noi eravamo molto scettici rispetto alla norma sulla revisione della spesa che, invece, ne chiedeva solo il riordino. Naturalmente a livello locale sono sorti dei problemi e avremo delle difficoltà ma siamo certi di aver fatto la scelta giusta. Sicuramente abbiamo fatto una figura migliore rispetto alla buffonata messa in scena dal Pd che si è messo sull’Aventino solo per poter dire “noi eravamo contrari” e camuffare le spaccature profonde che hanno avuto al loro interno.
In ultimo un breve bilancio della sua esperienza come assessore all’Agricoltura, qual è il risultato di cui va più orgoglioso?
L’essere riuscito a utilizzare presto e bene i fondi europei, tanto che nella nuova programmazione Ue potremo contare sulle stesse risorse del 2007-2013 o forse anche più, visto che abbiamo raggiunto il livello di spesa che ci consente di accedere alla premialità. L’Agricoltura, rispetto ad altri comparti, ha saputo raggiungere risultati importanti. Un altro fiore all’occhiello è il successo dell’export del vino abruzzese, il cui volume d’affari ha toccato il record di 100 milioni di euro, una cifra mai vista prima. Inoltre abbiamo ottenuto cinque nuove doc e chiuso la querelle ultradecennale con la Toscana sulla dicitura “montepulciano”: è stato chiarito che per loro è riferito a un territorio, mentre da noi identifica un vitigno, così abbiamo potuto rilanciare il marchio e farlo conoscere in tutto il mondo.
L’agricoltura è uno dei pochi settori regionali con il segno più in termini di pil, esportazione e occupati, questo grazie alla capacità di saper gestire con accortezza i fondi disponibili, coinvolgendo i privati nella promozione. Da Regione “canaglia” che eravamo siamo diventati un interlocutore affidabile per gli investitori: una rivoluzione.




