L’AQUILA – Nuovo appuntamento del coordinamento provinciale di Fratelli d’Italia, oggi alle 18, con all’ordine del giorno le elezioni amministrative dell’Aquila del prossimo anno.

Un summit che si terrà nella sede aquilana del senatore Guido Liris visto che, va ricordato, FdI non ha ancora una sede da marzo 2024, cioè da quando il partito ha lasciato gli ex locali di via Pizzo D’Oca dopo il caso delle utenze non pagate e degli arretrati per gli affitti, nel cambio tra nuova e vecchia gestione.

Non ci sarà, perché in ferie, il sindaco del capoluogo Pierluigi Biondi, che è anche responsabile nazionale degli Enti locali dei meloniani e presidente regionale dell’Anci, l’associazione nazionale dei Comuni, e che non potrà candidarsi per un terzo mandato, già proiettato verso il Parlamento e pronto a correre per le Politiche.

E il partito ha difficoltà a trovare un candidato della città che ritiene sua roccaforte, non solo in Abruzzo: tra i nomi quelli dello stesso senatore Guido Liris, capogruppo commissione Bilancio ed ex assessore regionale ed ex vicesindaco dell’Aquila, e del sottosegretario di Stato per lo Sviluppo economico, Fausta Bergamotto, anche se entrambi vorrebbero continuare la loro esperienza al governo nazionale e restare a Roma.

Altra ipotesi spuntata con forza per Fdi è quella dell’assessore comunale al Turismo, Ersilia Lancia, moglie del senatore e coordinatore regionale Etel Sigismondi, e poi c’è anche il nome del vicesindaco Raffaele Daniele. Nella pur promettente nuova leva, bravi amministratori come ad esempio capogruppo Leonardo Scimia e il presidente della Commissione Bilancio Livio Vittorini vengono ritenuti non ancora sufficientemente “pesanti” per essere lanciati come candidati a sindaco di un capoluogo di regione.

Il partito continua ad essere ingessato per i crescenti scontri interni, tra la corrente del sindaco Biondi e quella dello stesso senatore Liris, che né il senatore Sigismondi, né il presidente della Regione, Marco Marsilio, sono mai riusciti a sedare.

Anche per questo il coordinamento provinciale diretto dall’imprenditore e sindaco di Barete, Claudio Gregori, in sella dopo le elezioni provinciali dei meloniani nel novembre del 2023, vinte dalla fronda di Liris e del capogruppo in Consiglio regionale, Massimo Verrecchia, non ha prodotto grandi azioni politiche o contributi alle cause amministrative delle maggioranze di centrodestra al timone di tanti comuni del territorio provinciale, tra l’altro aumentati dopo le ultime elezioni di maggio.

E c’è in tal senso un peccato originale: finora il coordinamento è rimasto bloccato a causa della profonda spaccatura tra i gruppi che fanno capo ai due uomini forti della politica aquilana. Una frattura secondo molti insanabile, e c’è chi assicura con rapporti mai come in questo momento ai minimi storici, che da anni influenza in negativo la produttività del partito, sia nelle amministrazioni che nelle coalizioni che guida.

Lo stesso Gregori a febbraio ha diramato una nota al vetriolo, in cui senza citare esplicitamente il destinatario dei suoi strali, è arrivato ad affermare che la “politica non è una proprietà privata. Non è uno strumento per sistemare qualcuno. Non è un palco su cui salire per sentirsi più importanti. Il potere non è un fine. È uno strumento. E se viene usato per dividere, colpire o umiliare, allora stiamo tradendo il mandato che i cittadini ci hanno affidato”. E tutto lascia intendere che il bersaglio vada cercato dentro il suo stesso partito.

Tante e giornaliere, del resto, le occasioni di scontro, i veti e le chiusure dei due gruppi.

Una battaglia che sta minando la stabilità del partito, primo in Italia, in Abruzzo e in provincia dell’Aquila, con punte anche ben oltre il 35% in Marsica alle elezioni regionali del marzo del 2024. Scontro che non si consuma in piazza, ma nelle segrete stanze, ma non per questo meno grave e impattante.

Hanno destato a questo proposito forti fibrillazioni le nomine dei componenti del coordinamento provinciale, ad appannaggio del segretario, decise il 5 giugno scorso: Mauro Tirabassi, vicesindaco di Sulmona, Fabrizio Boccabella, sindaco di Fossa, Vincenzo Uzzeo, ingegnere vicino al presidente della Provincia Angelo Caruso, sindaco di Castel di Sangro, e candidato alle regionali del marzo 2024, Francesco Ceci, consigliere comunale di Luco dei Marsi.

Manca ancora, per ignote ragioni, il quinto componente, e anche questa casella vuota, si suppone, è dovuta ai conflitti interni tra le due anime del partito e relativi tatticismi.

In particolare, ha fatto rumore la nomina di Boccabella, perché è stata letta da una parte di Fdi come uno sgarro a Vincenzo Calvisi, consigliere comunale di Fossa, nonché consigliere provinciale e vicepresidente della Provincia nel precedente mandato di Caruso.

A tal proposito, a Fossa c’è una forte instabilità tanto che nei giorni scorsi è stata eletta presidente del Consiglio Paola Pasta, con 9 voti a favore e 2 astensioni. Pasta è stata la candidata a sindaco che nel 2021 ha sfidato Boccabella, dunque esponente dell’opposizione, ma avrebbe avuto l’appoggio di Calvisi.

Andando oltre, un incidente diplomatico si è consumato nelle scorse settimane per il sondaggio de Il Sole 24 ore, secondo il quale Biondi è al sesto posto della classifica nazionale di gradimento, con un incremento dell’1% rispetto all’anno scorso e un balzo in avanti del 6,6% rispetto all’anno dell’elezione. È accaduto infatti, secondo quanto emerso, che sarebbe stato lo stesso sindaco a sollecitare una nota del partito infarcita di congratulazioni, Gregori ha però inviato ai giornali la nota con ritardo e con scarsi risultati.

Riavvolgendo il nastro, occorre anche tornare anche al flop del centrodestra sul referendum di marzo della giustizia, con la vittoria del No.

Gregori ha convocato solo il 24 aprile, un mese dopo il referendum, il comitato provinciale di FdI, per l’esame del voto e per fare anche il punto sulle amministrative in programma 24 e 25 maggio in 60 comuni abruzzesi.

E ad attaccare Gregori per il grave ritardo della convocazione è stata il vice coordinatore provinciale, Benedetta Fasciani, originaria di Tagliacozzo e dirigente dello staff di Marsilio, che è passata dalla corrente di Liris a quella di Biondi, anche se non se conoscono i  motivi. A replicare con decisione alla giovane amministratrice il capogruppo Massimo Verrecchia, sottolineando che l’accusa fosse fuori luogo.