L’AQUILA – Si tiene oggi l’udienza sul caso della ‘famiglia nel bosco’: i giudici d’Appello dell’Aquila sono chiamati a pronunciarsi sul reclamo proposto dagli avvocati Marco Femminella e Danila Solinas contro l’ordinanza del Tribunale dei minori, che ha disposto la sospensione della responsabilità genitoriale per Nathan e Catherine e la collocazione dei tre figli minori della coppia in una casa famiglia di Vasto.
Si dovrebbe trattare di un’udienza ‘documentale’, con la trasmissione degli atti per via telematica. I legali sono pronti a consegnare alla corte memorie e documenti utili a certificare il cambio di atteggiamento da parte della famiglia che, ad oggi, sarebbe non solo pronta ad adeguare la casa di Palmoli, ma anche a consentire ai figli di frequentare la scuola.
Inoltre, la nuova casa offerta dal ristoratore, ha sostituito il “tugurio”, peraltro sula strada di una ristrutturazione. Ci sono poi le lettere e le testimonianze degli amici, quindi, che hanno negato la solitudine sociale dei tre figli. L’accettazione, ancora, delle vaccinazioni obbligatorie per i tre bambini e, infine, di una maestra a domicilio per consentire loro di recuperare sul piano scolastico, soprattutto per quanto riguarda la lingua italiana che praticamente non conoscono.
La decisione dei giudici però non sarebbe scontata, almeno nel breve periodo: la corte d’Appello, infatti, ha tempo fino al 27 gennaio per prendere una decisione.
Da parte della ‘famiglia nel bosco’ si registra un cambio di paradigma rispetto a quanto avvenuto nei 13 mesi che hanno indotto gli assistenti sociali a redigere le relazioni che hanno portato alla contestata ordinanza. Un ostacolo verso il ‘ritorno a casa’, però, potrebbe essere rappresentato proprio dalla scolarizzazione dei bambini, costantemente monitorati nella casa famiglia.
Secondo la tutrice, infatti, i minori “non sanno leggere, stanno imparando ora l’alfabeto” e la più grande, di otto anni, “sa scrivere il suo nome sotto dettatura”.
Un giudizio che, di fatto, smentisce quanto affermato da una scuola di Brescia che aveva certificato il grado di istruzione dei bimbi. “È evidente che faremo anche noi le nostre valutazioni”, ha detto il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, che nei giorni successivi al clamore mediatico aveva richiamato l’attestato della scuola lombarda, “ma il Ministero si attiene a quelle che sono le certificazioni ufficiali delle scuole che hanno rilasciato questi documenti”.
“Non è in discussione la scelta di vita delle persone, bensì la tutela del diritto all’infanzia”. E’ uno dei passaggi della relazione dell’assistente sociale che segue la vicenda della ‘famiglia nel bosco’, documento di cui il quotidiano Il Centro riporta alcuni stralci nell’edizione odierna.
Quando lo scorso 20 novembre i tre bambini, che fino a quel momento avevano vissuto in un’abitazione di pietra a Palmoli immersa nella natura, sono stati trasferiti in una casa famiglia a Vasto, la loro “igiene personale è apparsa subito scarsa e insufficiente” si legge nella relazione.
E quanto ai rapporti con gli altri minori della struttura “si denotano imbarazzo e diffidenza”.
A proposito poi del momento in cui i piccoli sono stati portati via dalla ‘casa del bosco’, riferisce ancora Il Centro, secondo l’assistente sociale “le modalità di allontanamento” sono state “tese a non generare nei bimbi alcun trauma”.
“Da presidente del Senato mi permetto di fare un appello ai magistrati che stanno decidendo: decidano prima di Natale di modo che la scelta faccia capire a questi ragazzi se passeranno il Natale con i loro genitori”. Lo ha detto il presidente del Senato Ignazio La Russa a Ping Pong su Radio Rai 1 riferendosi alla vicenda della famiglia nel bosco.






