CHIETI – Stava per salire a bordo di un aereo che lo avrebbe portato al sicuro in Brasile. È stato questo particolare, acquisito attraverso informazioni confidenziali, che ha fatto sì che gli uomini della Questura teatina decidessero di agire subito, portando al termine la seconda parte dell’operazione “Fatal Crash” contro le frodi alla compagnie d’assicurazione.
Ieri pomeriggio così, gli agenti della quarta sezione Antidroga della Squadra mobile teatina, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari redatta dal gip di Pescara Luca De Ninis arrestando due “insospettabili” pescaresi.
Si tratta dell’avvocato David Paul Di Lallo, 39 anni, e di Stefano Peruzzi, 45 anni, proprietario di due società, Gsa (società operante nel settore antinfortunistico e assicurativo) e Fisiomed (che si occupava di riabilitazione) e in passato arrestato per droga.
Era Peruzzi che stava per andare in Brasile. La polizia non può dirlo con sicurezza, ma con grande probabilità l’uomo si era accorto che il cerchio delle forze dell’ordine si stava stringendo intorno a lui, soprattutto dopo i primi otto arresti del primo filone della “Fatal Crash” che contava 82 indagati.
Il numero degli indagati era così grande perché annoverava anche quelli coinvolti nel secondo filone dell’operazione. Sia nel primo che nel secondo caso si tratta di frodi alle compagnie assicurative attraverso finti incidenti stradali, con falsi testimoni e medici compiacenti che facevano lievitare il risarcimento assicurativo con finte perizie mediche e relative false costosissime terapie.
In campo c’erano due diverse organizzazioni a delinquere che agivano, però, utilizzando lo stesso modus operativo e spesso e volentieri si servivano della stessa manovalanza (i finti testimoni e i guidatori che provocavano o restavano vittime di falsi incidenti). Così, indagando sul primo filone d’inchiesta e controllando in due anni circa mille pratiche inerenti a sinistri stradali per lo più tra Pescara e Chieti, la polizia teatina è venuta a scoprire due diversi sodalizi criminali, che si andavano ad intersecare anche con il mondo della droga, anche se il filone sugli stupefacenti è stato stralciato e procede con indagini a sé stanti.
Il primo faceva capo all’avvocato pescarese Luca Capasso. Il secondo ai due arrestati di ieri. Del secondo si può dire che era meglio organizzato, grazie allo studio fisioterapico e alla società antifortunistica. “Una sorta di centro servizi – le ha definite oggi in conferenza stampa il dirigente della Squadra mobile teatina Francesco Costantini – dove si poteva espletare tutta la trafila delle pratiche che servono per avere un risarcimento assicurativo”.
In conferenza stampa insieme a Costantini c’erano il questore Filippo Barboso, l’ispettore capo Licio D’Antuono, il sovrintendente Lorenzo Gagliardi, e gli assistenti capo Gianni Aceto, Giuseppe Como, Gaetana Villari, Roberto Giuliani e Massimiliano Cacciagrano.
I risarcimenti erano in genere di grande entità, che andavano dai 50 mila euro fino a un massimo di 80, quando in campo si mettevano costosissime pratiche riabilitative che nella realtà non venivano mai effettuate.
Sedute fittizie. Come finti erano gli incidenti. Però Peruzzi pretendeva che tutte le prestazioni mai avvenute venissero pagate con i soldi dell’assicurazione, comportandosi in questo caso da vero e proprio “professionista”.
Tolto il costo delle cure sanitarie e delle spese per l’avvocato, il resto veniva diviso a metà tra i finti incidentati e lo stesso Peruzzi.
Sia Peruzzi che Di Lallo devono rispondere di associazione a delinquere finalizzata alle truffe alle assicurazioni e frode alle assicurazioni. Per Peruzzi, che pare avesse un bel giro di conoscenze e che riuscisse dunque facilmente ad arrivare anche ai medici di turno, c’è anche il reato di corruzione. Arianna Iannotti






