PESCARA – Una bancarotta fraudolenta da 5 milioni di euro che evidenzia motivazioni e responsabilità singolari causate da “agenti esterni” che quindi sfuggono ad architetture accusatorie solite in casi del genere: è quanto emerge dalle carte dell’inchiesta sul fallimento di Modus Spa, società specializzata nei servizi di energia pubblica con sede a Pescara, che aveva raggiunto un buon livello di penetrazione nel panorama nazionale.
Società che per i magistrati avrebbe subito però vessazioni e soprusi da un fornitore importante e totalizzante, rappresentando il 90% del fatturato, che invece di dare linfa vitale, avrebbe avuto un ruolo importante nelle difficoltà poi sfociate in un punto di non ritorno.
Si tratta di un colosso nel panorama delle cosiddette Cooperative rosse, il Cns, Consorzio nazionale Servizi di Bologna con all’interno circa 300 cooperative: non è un caso che nella indagine che ha vissuto la conclusione nelle passate settimane, tra i 18 indagati figurano due pezzi da novanta del player nazione quali i dirigenti Alessandro Hinna, all’epoca presidente oggi responsabile centro studi di Lega Coop, ma soprattutto Italo Corsale, all’epoca direttore generale ma oggi presidente.
E come pure, parlando di “esterni” a Modus, Maurizio Tosi di Kineo Energy e Facility srl, associate di Cns. Cns, già al centro di indagini penali a Roma, è coinvolta anche in un’inchiesta parallela innescata da un esposto degli stessi vertici della società pescarese.
Ai 18 indagati a vario titolo vengono contestate diverse responsabilità per bancarotta fraudolenta, false comunicazioni sociali, false attestazioni ed altri reati tributari. Il fallimento fu decretato dal tribunale di Pescara il 6 agosto del 2021.
Ora la Procura della Repubblica, sulla scorta delle controdeduzioni delle difese, sta valutando se chiedere il processo o il proscioglimento degli accusati.
Comunque, secondo i pm Anna Rita Mantini e Andrea Di Giovanni che hanno chiuso le indagini preliminari, quindi sembrano avere riscontro le affermazioni dell’imprenditore pescarese ed ex parlamentare di Forza Italia Antonio Martino, 48 anni, uno dei 18 sospettati, amministratore fino al 2012 e anche socio.
La maggioranza delle quote di Modus, il 49% è sempre stata detenuta da una cooperativa, la Dynamin holding, della quale aveva il 49% Martino che ad inizio 2018 si è dimesso da ogni incarico gestionale per candidarsi ed essere eletto alla Camera dei deputati alle politiche di marzo 2018.
“Cns”, scrivono i pm negli atti, “è da ritenere socio occulto e tiranno oltre che amministratore di fatto della Modus in grado di esercitare sulla stessa un controllo indiretto e dominante in ragione del rapporto di sostanziale mono-committenza esistente tra le due entità, dell’obbligo di pagamento del contributo consortile e del rapporto di dipendenza finanziaria e gestionale di Modus nei confronti di Cns”.
Anche l’ex deputato, in una nota stampa inviata all’atto della notifica della conclusione delle indagini, aveva sottolineato il ruolo di Cns (Consorzio nazionale Servizi) Bologna, capace di esercitare un controllo indiretto e dominante.
Cns era il cliente più importante di Modus, rappresentando circa il 90% del fatturato, che è stato oggetto di un esposto da parte della stessa Modus e sulla quale sta indagando la Procura di Pescara in una inchiesta che si incrocia con quella appena conclusa con l’avviso di conclusione delle indagini.
Negli atti si si parla di “totale spoliazione delle componenti immateriali di Modus costituite dal know how e dall’avviamento mediante spostamento del personale e della quasi totalità delle commesse nel 2019 dei contratti in corso oltre che delle attrezzature e contestuale trasferimento a favore di Kineo Energy e Facility srl società con identico oggetto sociale e già associate a Cns senza alcun corrispettivo”.
I pm, in particolare, rimarcano il “rapporto di tirannia” in virtù del quale si induceva la Modus “a rendere impossibile la prosecuzione dell’attività aziendale”.
Ecco tutti gli indagati, naturalmente con accuse tutte da provare: Giuseppe Marucci di Atri, 48 anni, Giulio Errante di Treviso (71), Manlio Tassi di Rieti (76), Francesco Corea di Catanzaro (60), Carmine Martino di Castiglione a Casauria (76), Laura Malfatto di Assisi (46), Vincenzo Del Vecchio di Barletta (50), Alessandro Hinna di Roma (50), Italo Corsale di Napoli (52), Maurizio Tosi di Reggio Emilia (71), Laisa Del Ciotto di Roma (48), Andrea Collalti di Roma (58), Stefano Angelini di Pescara (54), Bruno Ciamarone di Vanatu (Venezuela) (65), Marco Della Rocca di Viterbo (58), Andrea Rossi di Verona (52), Giuseppe Farchione di Pescara (64), Antonio Martino di Popoli, (49). (b.s.)





