PESCARA – Dopo le richieste di rinvio a giudizio avanzate dalla Procura  della Repubblica di Pescara slitta l’udienza preliminare davanti al gup Giovanni de Rensis sul fallimento milionario della Modus Fm, la società amministrata da Antonio Martino, imprenditore ed ex parlamentare di Forza Italia,  attiva nei servizi di energia pubblica. Lo riporta il Centro.  Il giudice si è astenuto per incompatibilità.

Il gup, nella fase istruttoria, si era già interessato di questa vicenda giudiziaria per ben due volte: una quando firmò la proroga delle indagini; l’altra, ancora più pregnante dal punto di vista procedurale, quando ha in sostanza confermato un provvedimento di rigetto di un sequestro probatorio, entrando inevitabilmente nel merito delle carte processuali, rendendosi così oggi incompatibile a decidere sulla richiesta di processo o, addirittura, di eventuali richieste di riti alternativi. Per cui si è resa obbligatoria la sua astensione: se ne riparlerà a fine settembre, dopo che il presidente del tribunale nominerà un nuovo gup.

Le accuse contestate dalla procura a vario titolo agli imputati, tutte da provare,  sono di bancarotta fraudolenta, evasione fiscale e false comunicazioni sociali. Sotto inchiesta era finito l’intero collegio sindacale della Modus, composto da Andrea Collalti, Stefano Angelini e Laisa Del Ciotto. Insieme a loro, i magistrati pescaresi hanno cristallizzato le contestazioni anche a carico di Carmine Martino e quello che viene ritenuto il “socio” in affari dell’ex parlamentare, Giuseppe Marucci.

La bancarotta fraudolenta è contestata anche a Laura Malfatto, Manlio Tassi e Vincenzo Del Vecchio che si alternarono alla guida amministrativa della Modus FM: risultano poi coinvolti anche Giulio Errante, Bruno Ciamarone e Marco Della Rocca, in relazione alla bancarotta della società Scep Impianti, dove Antonio Martino figura amministratore di fatto secondo l’accusa.

A carico di Antonio Martino, che ha sempre respinto le accuse sostenendo che in udienza preliminare sarebbero emersi aspetti rilevanti, come il fatto che fu amministratore solo fino al 2011, e Marucci pesano condotte distrattive di vario genere: per il primo, ad esempio, spese personali per 191mila euro, “non inerenti le attività di impresa negli anni dal 2017 al 2019; per il secondo 146mila euro di spese che non rientravano nell’attività d’impresa e 109mila euro «attraverso prelievi di denaro contante non giustificato”. E poi ancora “distraevano la somma complessiva di 373mila euro mediante sei bonifici in favore della Valente srl per presunte consulenze in realtà non connesse all’attività aziendale”.   I magistrati, sempre a Antonio Martino e Marucci, contestano poi una distrazione, in favore della Dynamin Holding spa (riconducibile agli stessi, il primo come socio di maggioranza e il secondo di amministratore delegato).

Le false comunicazioni sociali relative alla Modus FM riguardano i due Martino, Marucci, Del Vecchio, Malfatto e Tassi che le avrebbero messe in atto “al fine di conseguire per se stessi un ingiusto profitto (nella specie rappresentare una situazione patrimoniale apparentemente florida occultando la presenza di un patrimonio netto negativo compreso tra i 4 e i 5 milioni di euro e di conseguenza conservare un medio-alto merito creditizio ed alta credibilità sul mercato ed all’interno del Consorzio Cns)”.

Tutto dettagliato dai magistrati nell’articolato capo di imputazione dove, sempre in relazione alla Modus FM, si contesta una evasione fiscale per non aver versato 177 mila euro (nel 2018) e 620 mila euro (nel 2019): somme relative alle competenze del personale dipendente. Inoltre, si contesta il mancato pagamento delle imposte (Iva, Ires, Irap e imposte locali) e contributi previdenziali “generando una esposizione debitoria sempre crescente dal 2012 al 2019 nei confronti dell’erario fino ad un importo di 11 milioni e mezzo di euro”.

Tutti gli amministratori della Modus Fm, secondo l’accusa, avrebbero cagionato e concorso al dissesto della società che poi venne dichiarata fallita il 7 febbraio 2020, mentre Antonio Martino e Marucci, in particolare, “dopo aver emesso un titolo obbligazionario pari a 2 milioni di euro sottoscritto dalla Fondazione PescaraAbruzzo il 22 dicembre 2017, contrariamente ai propositi ed alle finalità scritte nel verbale, invece di utilizzare la predetta somma per finanziare il progetto di espansione previsto per la controllata Modus Fm spa operante nei settori facility management e gestione energia, utilizzavano tale somma per rimborsare parte del debito della predetta holding verso la controllata Tech Rain spa, generando di fatto una mancata iniezione di liquidità in favore di Modus Fm”.