L’AQUILA – “Si parla sempre più spesso di un futuro ateneo unico abruzzese, e in questo caso dove sceglierebbe Luciano D’Alfonso con i suoi accoliti di posizionare la facoltà di Medicina o comunque le discipline medico-sanitarie e le scuole di specializzazione, se non in un’area metropolitana, quella di Chieti-Pescara, dove ha già deciso, senza confrontarsi con il territorio, i sindacati, le associazioni di categoria, i partiti, la conferenza dei sindaci, di mettere l’ospedale di secondo livello ad alta intensità di cura?”.
A lanciare l’allarme dai microfoni di AbruzzoWeb è il consigliere comunale dell’Aquila Guido Liris, vice presidente regionale di Forza Italia, prendendo posizione sulla vicenda del declassamento dell’ospedale San Salvatore dell’Aquila, “scippato” in favore della costa e dell’unione teatino-pescarese del rango di dipartimento di emergenza e accettazione (Dea) di secondo livello: del tipo che, sulla base della riforma sanitaria Lorenzin, avrà maggiori e migliori reparti e finanziamenti.
L’unica chance, al momento, è uno “studio di fattibilità” futuribile per verificare l’ipotesi di un’unione L’Aquila-Teramo, anche con forme di compensazione al capoluogo teramano che perderebbe reparti, ma è chiaro che intanto i giochi per l’ospedale maggiore costiero ormai sono fatti.
Secondo Liris, “la prospettiva negativa che si intuisce è lo spostamento delle scuole di specializzazione là dove il Dea di secondo livello potrà dare sia posti letto, sia posti di formazione, sia posti di didattica, nell’area Chieti-Pescara. Gli studenti abruzzesi – è l’allarme – vedranno in quei centri specializzati una maggiore possibilità di crescita, e tutto a danno dell’Aquila”.
Ecco perché, prosegue il consigliere, “se negli anni scorsi gli interessi erano confliggenti e due forze come Università e San Salvatore erano in contrasto, ora che sono diventate due debolezze per colpa di D’Alfonso, il manager Asl, Rinaldo Tordera, e la rettrice, Paola Inverardi, o il pro rettore vicario, Carlo Masciocchi, che è molto più addentro di lei nelle questioni sanitarie, devono assolutamente studiare un’alternativa tale per cui L’Aquila non perda terreno nei confronti degli altri centri regionali”.
Alternative che, assicura Liris, ci sono e sono almeno due. “Vorrei sapere che hanno in mente D’Alfonso e Paolucci. Si pensa all’ospedale-azienda misto con l’Università? Questa sarebbe una formula possibile, legittima, prevista nel decreto Lorenzin – ammette – Salverebbe le scuole di specializzazione e la ex facoltà di Medicina con tutto l’indotto. Ma ci sono articoli e studi che mostrano come questi tipi di ospedali abbiano avuto, nel tempo, un saldo negativo e non abbiano mai chiuso in attivo i loro bilanci: sarebbe un miracolo se qui avvenisse qualcosa di diverso”.
Allora si può pensare anche a un piano “C”: “Oppure c’è l’Ircss, acronimo di Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico – prosegue – una sorta di centro in cui si sceglie una vocazione oncologica, geriatrica, immunologica o vascolare e la si percorre, per mantenere le prerogative di ospedale di secondo livello”.
Infine una considerazione amara sul piano sanitario, “alla pagina 19 la Asl provinciale Avezzano-Sulmona-L’Aquila viene citata come quella più virtuosa, con una mobilità attiva più alta, più capace, cioè, di attrarre pazienti dalle regioni limitrofe. Non si può essere puniti per essere i più virtuosi solo perché qualcuno ha stabilito che le gerarchie regionali cambino”.





