L’AQUILA – La piattaforma social Facebook ha censurato il video del documentario dal titolo “Ukraine on fire”, prodotto da Oliver Stone e diretto da Igor Lopatonok, incentrato, tra l’altro, sulla rivoluzione ucraina del 2014 che ha portato a un colpo di stato neonazista.
Inoltre, è stato consentito temporaneamente agli utenti di Facebook e Instagram, in alcuni Paesi, di invocare la violenza contro russi e soldati russi nel contesto dell’invasione dell’Ucraina.
Come riporta l’agenzia Reuters, “Secondo una serie di e-mail interne ai moderatori dei contenuti, la società di social media (Meta, ndr), autorizza temporaneamente anche alcuni post che chiedono la morte del presidente russo Vladimir Putin o del presidente bielorusso Alexander Lukashenko in Paesi come Russia, Ucraina e Polonia”.
Nel frattempo, su diversi social, Twitter compreso, è scattata la “caccia” ai profili da etichettare come “filoputiniani” e da “propaganda russa” – tra cui molti che esprimono opinioni e citano fatti non legati alla narrazione mainstream sia della guerra in corso tra Russia e Ucraina, sia a come si è arrivati alla guerra tra Russia e Ucraina – attraverso profili ufficiali, come quello di David Puente, vice-direttore del quotidiano Open con delega al “fact-checking” (Open è il quotidiano fondato dal noto giornalista Enrico Mentana, lo stesso che ha scambiato, durante un tg di La7, alcune scene del film Project X per le riprese in diretta delle proteste dei sostenitori di Donald Trump al Campidoglio), sia attraverso profili “sospetti” come ad esempio quello che risponde al nome di “Il giornalista misterioso”.
Per quanto riguarda il documentario “Ukraine on fire”, è possibile guardarlo sulla piattaforma Rumble all’indirizzo internet https://rumble.com/vwxxi8-ukraine-on-fire.html






