PESCARA – Sono trascorsi cinque giorni dalla strage che ha colpito presso contrada Villa Cipressi di Città Sant’Angelo, la fabbrica di fuochi d’artificio nella quale hanno perso la vita quattro componenti della famiglia Di Giacomo, titolari del deposito.

Il dolore è ancora tantissimo per quanto accaduto, per la morte assurda del giovanissimo Alessio Di Giacomo, di  Mauro, Federico e il nipote Roberto. In un clima di dolore e commozione non mancano però le polemiche.

A Pescara lo scontro si è acceso ieri intorno ai fuochi pirotecnici che concludono la tradizionale festa di Sant’Andrea: immediatamente dopo la tragedia si era parlato di annullare i giochi pirotecnici sul mare in onore del Santo. Lo stesso Riccardo Chiavaroli, consigliere regionale, aveva rivolto un invito agli organizzatori in questo senso.

Ed invece non è stato così e poco dopo la mezzanotte di ieri un primo forte boato ha dato il via ad uno spettacolo di fuochi pirotecnici curati dalla ditta Brothers Allevi Fireworks show la cui sede legale è proprio Città Sant’Angelo.

Lo spettacolo è stato dedicato alla tragedia di Villa Cipressi ed è durato circa trenta minuti, ma ha avuto un sapore diverso da un normale show di luci e botti.

Qualcuno dalla folla ha urlato “quest’anno ve li potevate proprio risparmiare i fuochi!”, qualcun altro ha parlato di “strumentalizzazione”: “Cosa c’è di bello nel dedicare dei fuochi d’artificio a una famiglia distrutta proprio nella personale fabbrica di fuochi d’artificio?”, ha tuonato qualche passante.

Intanto le indagini sul quanto accaduto a Villa Cipressi vanno avanti.

Il medico legale Ildo Polidoro ha eseguito l’autopsia sui corpi e ha confermato che la morte è avvenuta in seguito all’esplosione.

Ieri il perito nominato dalla procura si è recato sul posto per osservare lo scenario di guerra e la dinamica dell’esplosione. Ma ciò che manca di tutto il puzzle è proprio il primo pezzo, quello che spiegherebbe come sono andate davvero le  cose e cosa ha realmente scatenato la prima esplosione e portato avanti la reazione a catena delle esplosioni successive.

Anche l’ipotesi iniziale secondo cui la prima esplosione sia avvenuta nel deposito giudiziario di botti illegali sembra iniziare a vacillare visto che quel materiale non viene toccato, in genere, dopo il sequestro delle forze dell’ordine.