PESCARA – Salvo per caso. Ora è in lacrime dinanzi alla tragedia. Adriano Di Giacomo oggi invece di stare a fianco ai fratelli era andato in centro a Città Sant’Angelo (Pescara) per una visita medica.

“Non avevamo operai – dice tra i singhiozzi – era un’azienda familiare, la migliore d’Abruzzo”.

Adriano non riesce a capacitarsi perché: “Era il miglior laboratorio d’Abruzzo, avevamo rifatto tutto da capo, era tutto nuovo. Belle coperture, tutte coibentate, muri da 40 centimetri”.

Ma cosa può essere successo? “So che Mauro si stava preparando perché doveva andare a Chieti, stava lavorando sulle ‘bombe’ già chiuse, ma il nostro era un ambiente fresco e all’avanguardia. Non so proprio darmi una spiegazione”.

Sul luogo del disastro è arrivato anche il genero di Federico Di Giacomo, Loris il quale conferma che “la fabbrica era tra le più in regola per perfezione e pulizia. Anche io ho fatto questo lavoro, e tutti sappiamo che i discorsi sulle tragedie sono all’ordine del giorno: sai quando inizi – conclude – non sai se finisci”.