PESCARA – Pochi turisti e per la maggior parte italiani.

In una città come Pescara, famosa in tutta Italia e non solo per il suo mare e le sue spiagge, ci si aspetterebbe di trovare viaggiatori provenienti da ogni parte del mondo. Eppure non è così, sarà per la crisi o per le problematiche legate all’inquinamento delle acque e ai ripetuti divieti di balneazione, ma anche quest’anno il turismo estivo è calato, anche rispetto al solo 2015.

Lucia D’Antuono, nata sul Gargano ma da 21 anni residente in Abruzzo che di mestiere fa la pr per il WStaffConsulting di Simone Nunziato, agenzia che da tempo si occupa di pubbliche relazioni e della messa a punto di serate ed eventi di vario genere in giro per il litorale pescarese e teatino, racconta che “nei locali in cui lavoro, ma anche in spiaggia o per le vie della città, vedo sempre le stesse facce”.

“C’è pochissima gente di fuori e anche i miei amici provenienti da altre parti d’Italia per le proprie vacanze hanno preferito altre località come Lecce o Milano Marittima”, dice ad AbruzzoWeb.

È solo di qualche mese fa la notizia per cui, nei primi mesi estivi, il settore turistico a Pescara abbia registrato un calo di circa il 40 per cento con un incasso, secondo il bilancio stilato dalla stessa Cna Balneatori, pari a circa 2 milioni e centomila euro in meno per bar e ristoranti.

In controtendenza rispetto alle aspettative dei gestori dei servizi che, secondo quanto affermato a questo giornale dal presidente Cna Cristiano Tomei, a ridosso dei mesi pre-estivi si aspettavano almeno di bissare il trend positivo del 2015, “con un afflusso turistico, se non maggiore, almeno simile a quello dello scorso anno”.

Ma, nonostante la Giunta regionale a luglio abbia anche deciso di destinare oltre 170 milioni di euro per l’adeguamento del sistema di depurazione e delle reti fognarie e per la rinaturalizzazione dei fiumi con l’intento di risolvere il problema, stando alle parole della pr pugliese, ormai pescarese d’adozione, la situazione non è cambiata di molto anche con l’alta stagione.

“Non credo sia dovuto ai divieti di balneazione – aggiunge la D’Antuono – ma più che altro al fatto che fondamentalmente la città non offre granché ai turisti”.

Una scarsità di servizi che, sempre secondo la pr meglio conosciuta sulla costa con il nickname La Lucy, ha quindi in un certo senso “pregiudicato l’affluenza da parte dei villeggianti”.

“A differenza degli anni passati – precisa – le poche persone che ho incontrato in giro parlavano soprattutto italiano. Io vengo dal Gargano, là sì che si può parlare di turismo, non qui a Pescara”.

Su cosa potrà continuare a sostenersi allora il turismo pescarese? 

“Personalmente proprio non lo so – conclude Lucia D’Antuono – anche perché, vista la situazione, a un certo punto anche io ho preferito evitare di andare in spiaggia e, nel momento in cui l’ho fatto, ho preferito farlo in località diverse, situate più a sud della città adriatica”.