L’AQUILA – Esistono sette forme di coronavirus dal decorso lieve. E’ l’importante scoperta, a cura di un team di ricercatori della MedUni Vienna, pubblicato sulla prestigiosa rivista Allergy (European Journal of Allergy and Clinical Immunology), secondo cui, “quando la malattia si sviluppa con una sintomatologia debole, lascia comunque una sorta di impronta digitale nel sangue dei convalescenti”.

Uno studio condotto su 109 pazienti positivi e 98 persone in buona salute, da cui, si legge sul portale Il Meteo.it, sono emersi i risultati, suddivisi in tipi di sintomi.

Primi tra tutti quelli influenzali, come febbre, brividi, affaticamento corporeo; ma anche da raffreddamento, come rinite, starnuti, congestione nasale, tosse o oculari (grave infiammazione degli occhi e secrezione oculare). Altri sintomi sono quelli polmonari, dalla polmonite in forma più leggera rispetto a quella interstiziale bilaterale, all’affanno respiratorio. Sono emersi poi sintomi reumatici (dolori di tipo reumatico alle ossa), gastrointestinali (nausea, diarrea, spasmi all’intestino) e l’anomsia, cioè la perdita parziale o totale dell’olfatto e del gusto, anche per un tempo particolarmente prolungato.

Il professor Winfried F. Pickl, immunologo e autore del Paper scientifico, ha inoltre spiegato che il coronavirus lascia un marchio sull’intero organismo, anche dopo alcune settimane dalla scomparsa della fase più acuta della malattia.

E’ emerso inoltre che il numero di granulociti neutrofili, un tipo di globuli bianchi coinvolti nella difesa contro le infezioni batteriche, è risultato decisamente inferiore rispetto alla norma, mentre le cellule che percepiscono memoria di un’infezione, le T-CD8, rimangono attive a distanza di oltre un mese. Le cellule regolatorie, infine, risultano estremamente diminuite, promuovendo un mix molto pericoloso, che potrebbe portare a problemi di autoimmunità.