CHIETI – Gli eremi celestiniani nel patrimonio mondiale Unesco.

La candidatura è stata avanzata dal parco della Maiella che ha presentato stamane in Provincia a Chieti il comitato ristretto che si occuperà di imbastire il complesso iter burocratico per arrivare al prestigioso riconoscimento dell’organizzazione delle Nazioni unite per l’educazione, la scienza e la cultura.

A capo del comitato c’è il presidente dell’ente parco, Franco Iezzi, ed è composto giornalista Rai ed esperto di eremi celestiniani, Osvaldo Bevilacqua, dai presidenti delle tre Province su cui insistono gli antichi rifugi religiosi, Enrico Di Giuseppantonio, Guerino Testa e Antonio Del Corvo, dall’arcivescovo di Chieti Vasto, monsignor Bruno Forte, dal vescovo della diocesi di Sulmona Valva, monsignor Angelo Spina, dall’assessore regionale Gianfranco Giuliante e dal presidente dell’associazione Roccacaramanico, Licio Di Biase, tra i primi a formalizzare e caldeggiare il riconoscimento dell’Unesco.

Il comitato ristretto dovrà occuparsi di portare a termine una serie di passaggi formali previsti dal complesso procedimento imposto dall’Unesco (un dossier di circa 700 pagine è già quasi pronto) per ottenere il prestigioso riconoscimento di “Patrimonio mondiale dell’umanità”.

“Si tratta certamente di un progetto articolato – ha detto il presidente del parco, Iezzi – ma il potenziale di cui si dispone fa ben sperare nella possibilità di riuscita. Dalla nostra abbiamo anche l’aggiudicazione di un bando della fondazione Telecom, che sicuramente ci sarà d’aiuto e di supporto in questa iniziativa”.

Gli eremi celestiniani sono stati fondati da Pietro da Morrone, eremita molisano eletto Papa nel 1294 col nome di Celestino V e famoso per essere stato il “Papa del gran rifiuto”, come lo descrisse Dante della Divina Commedia, avendo rifiutato il papato dopo pochi mesi.

Si trovano tutti nel complesso montano della Maiella-Morrone, scavati nella dura pietra montana e nascosti nel silenzio delle rupi e dei boschi. A 700 anni dalla canonizzazione di Pietro Celestino, anche l’uomo del terzo millennio resta affascinato dall’atmosfera di immateriale spiritualità che permane ancora negli eremi della montagna abruzzese.

Un patrimonio di grande fascino e suggestione sia dal punto di vista religioso, che storico-culturale e ambientale.

Sparsi nel territorio delle tre province (teatina, pescarese e aquilana) gli eremi si trovano a Palena (Chieti), dove c’è la Madonna dell’altare, a Sulmona (L’Aquila) dove si trovano gli eremi di Sant’Onofrio al Morrone, Santa Maria del Morrone, Santa Croce del Morrone, a Fara San Martino (Chieti) dove si trova Santo Spirito del Morrone, a Roccamorice (Pescara) dove ci sono Santo Spirito a Maiella e San Bartolomeo in Legio e a Caramanico (Pescara) che ospita San Giovanni all’Orfento. (ar.ia.)